La montagna e il Piano di ripresa nazionale

Pillole di approfondimento sul Piano nazionale di ripresa e resilienza con riferimento ai territori interni del Paese e, in particolare, alle zone montane. La “questione territoriale” nell’analisi dell’Uncem (Unione nazionale dei comuni, delle comunità e degli enti montani)

L’Unione nazionale dei comuni, delle comunità e degli enti montani (Uncem), nel dossier presentato a marzo 2021, contenente le proposte per il Piano di ripresa e resilienza, lo aveva chiamato “Non è un elenco della spesa”. Trecento pagine per raccontare come si potrebbero usare le risorse del Next generation Eu sui territori rurali e interni del Paese, il 54% di Italia, dove vivono 10 milioni di persone e il Pil supera il 15%.

Dopo aver lavorato diversi mesi, con Governo e Parlamento, con la Conferenza interministeriale per gli Affari europei, l’Uncem ha aggiunto una seconda parte a quel dossier. Con un titolo altrettanto eloquente. “Non facciamo la somma“. Si tratta di una prima analisi e una lettura del Piano rispetto a investimenti, missioni e componenti per Enti locali, territori, montagne, aree interne, ambiente, green economy. “Non facciamo la somma” tra quello che c’è nelle diverse componenti e missioni del Piano che riguardino montagna, piccoli Comuni, aree interne, ambiente, territorio, green communities. Perché sarebbe una cifra imprecisa, avendo nel Piano di ripresa e resilienza inviato a Bruxelles molte componenti per gli Enti territoriali, destinate ai Comuni, rivolte ai territori, con la montagna e gli stessi territori trasversali.

Ma una somma non si può fare, tanto più in attesa della validazione del Piano a Bruxelles. Non c’è una sola voce per la “montagna”. In tutte le missioni e in tutte le componenti e in tutti gli investimenti vi sono risorse destinate ai territori e ai Comuni. Questo lo aveva chiesto Uncem al Governo e lo aveva ribadito il Parlamento nella sua relazione. Gli Enti potranno accedere – quasi sicuramente tramite bandi dello Stato, dei Ministeri – a diversi tipi di risorse. Dovranno avere le idee chiare rispetto al percorso che stanno facendo e che vogliono intraprendere.

Uncem nel dossier ha estrapolato qualche pillola di PNRR. Che rilancia e potenzia la Strategia per le Aree interne e Montane (Missione 5) con 830 milioni di euro, volti in particolare ai “servizi sanitari di prossimità” e al “potenziamento dei servizi e delle infrastrutture sociali di comunità. Si sommano, queste risorse, a 300 milioni di euro, ancora da destinare, previsti per la Strategia nazionale aree interne (Snai) dalla legge di bilancio 2020.

Dovrà essere in continuità con la Strategia delle Green Communities italiane. Che nel PNRR c’è e, va detto, che l’aveva costruita Uncem sin dal 2011. Poi messa nell’articolo 72 della legge 221/2015 sulla Green Economy, “Collegato ambientale” alla legge di bilancio 2016. La Strategia nazionale delle Green Communities è per il Paese, per lo sviluppo sostenibile della montagna. Il PNRR prevede 140 milioni di euro per 30 aree, nella Missione 2.

Anche l’agricoltura c’è. Il PNRR contiene misure per l’agrisolare, l’agri-fotovoltaico, le filiere, mentre poco c’è per il settore forestale. 800 milioni vanno per lo «sviluppo logistica per i settori agroalimentare, pesca, acquacoltura, silvicoltura». Altre risorse per le foreste arriveranno dal PSRN, il Programma di Sviluppo rurale nazionale.

Nella Missione 4 – scuola e formazione – due riforme sono importanti per i territori: quella degli Istituti tecnico scientifici (Its), che dovranno sempre più essere strettamente collegati anche con le esigenze delle zone rurali e montane. E la “riorganizzazione del sistema scolastico” per la quale il PNRR fa riferimento proprio alla montagna. Perché sui “numeri minimi”, di classi e di istituti scolastici, occorre agire. Attenzione alla fascia 0-6, non senza nuovi asili nido, fondamentali per i piccoli Comuni. Ancora, c’è il Piano di messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica è dotato di 3,9 miliardi di euro, all’interno della Missione 4.

Per l’“Attrattività dei borghi” e il “Piano nazionale borghi”, il PNRR prevede 1,02 miliardi di euro. Riqualificazione degli spazi aperti, servizi culturali, nuovi itinerari, sostegni ad attività culturali, ricreative, commerciali. 600 milioni vanno invece alla “tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”. Una cosa è certa, per l’Uncem: No a borghi solo destinazione turistica, sì a borghi vitali e vivi, abbiamo detto ai Ministri competenti per materia. Non facciamo cattedrali, ma supportiamo la forza delle comunità.

Sei miliardi nella Missione 2, nell’Investimento 2.2 della Componente 4, su “Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei Comuni”. Molte risorse che non possono essere spese solo “per campanile”, ma ogni campanile insieme in una logica di territorio, come sancisce l’articolo 13 della legge 158/2017 sui piccoli Comuni.

Sui trasporti, c’è molto idrogeno in questo Piano. Per farlo verde e blu, non si deve partire dal metano. Si parte dall’acqua. E l’acqua con la corrente elettrica è “montagna”, è della montagna. Alpi e Appennini hanno molto da dire su questo idrogeno per energia e trasporti. Anche per i treni. Regionali, ad esempio. Non solo alta velocità. Per i regionali, vi sono 940 milioni di euro della Missione 3 per il “Potenziamento delle linee”. 1,58 miliardi vanno alle “connessioni diagonali”, sull’Appennino, attese da decine d’anni. Sono preziose per unire i due mari – proprio come la corsa di primavera che sta tra Sanremo e Giro d’Italia – e mettere al centro l’Appennino.

Per strade e ferrovie è quasi certo che ANAS ed RFI saranno beneficiari di risorse per le quali imposteranno un “contratto di programma” straordinario con i territori. Vale anche per Enel ed E-Distribuzione probabilmente, che vede sul piatto – non solo per lei, s’intenda – molte risorse per le “smart grid” e la resilienza delle reti elettriche di fronte alle emergenze climatiche e ambientali.

Una cosa è certa, in tema di reti. I territori non stanno nella transizione digitale. Mentre già stanno nella transizione ecologica – con foreste e acqua, in primis – vogliono stare nella transizione digitale. Che vede montagne e paesi molto indietro. Con le misure del PNRR per la digitalizzazione della PA, si punta su cloud, cybersecurity dei dati e servizi alla cittadinanza, “diritti di cittadinanza”, altresì. Con 6,3 miliardi di euro invece, si potenziano le “reti ultraveloci (banda larga e 5G)” come Uncem aveva chiesto. Si raggiungono così tutte le scuole, ma anche le “case sparse” che il Piano banda ultralarga non aveva compreso nelle “aree bianche”. Di certo non si possono fare gli errori del Piano BUL, con lavori eterni, ritardi, poche connessioni e duplicazioni di rete tra fibra di stato ed FWA delle imprese private.
Due parole chiave – velocità ed efficienza – per tutto il PNRR.

Nella Missione 2 del PNRR vi sono 2,49miliardi di euro per la «gestione del rischio alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico». 1,78 sono i miliardi di euro a disposizione per gli investimenti nelle aree del terremoto, previsti non dal PNRR, ma dalla “Programmazione complementare” al PNRR, 30 miliardi in una legge dello Stato, che si aggiunge ai 210 miliardi di euro di PNRR. Dentro ci sono anche 30 milioni di euro per le strade delle aree interne. Una novità.

Ancora, per concludere. Nella Missione 6, 2 miliardi di euro vanno alle «case della comunità» e 4 miliardi alle «case come primo luogo di cura, assistenza domiciliare e telemedicina». Per una sanità territoriale, occorrerà però investire sui medici e sui pediatri di base, per evitare buchi nella rete.

Uncem ha sempre evidenziato come le sperequazioni da colmare con il Next Generation EU, in Italia (e così anche in altri Paesi europei) siano quattro e non tre. Alla “questione meridionale”, alla “questione generazionale”, alla “questione femminile”, che indubbiamente condividiamo, si unisce una “questione territoriale“. E cioè, al sud, come al centro e al nord, come nelle isole, occorre definire percorsi, riforme e investimenti, strategie per colmare i divari tra aree urbane e montane, tra centri e periferie, tra città e paesi.

Divari che aumentano e che creano ulteriori disuguaglianze, oltre a spopolamento, fragilità, desertificazione economica e sociale. La transizione ecologica e digitale permettono di invertire questi processi, nella logica dell’ecologia integrata. E il “patto” necessario tra città e montagne è fondamentale. Le aree montane in Italia sono vive, sono vissute, sono comunità che – come scrive l’articolo 44 della nostra Costituzione – hanno necessità di specifici provvedimenti. Il PNRR dà la spinta per affrontare la “questione territoriale”.

Scarica il dossier Uncem

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