La massa vivente

Danza

Va riconosciuta al duo di danzatori e coreografi Abbondanza-Bertoni – coppia storica del nostro migliore teatro-danza – la costanza di una ricerca artistica che affonda le mani e la mente della loro creazione nella «densità dell’umano»: felice espressione del nuovo progetto biennale scaturito nel primo studio dello spettacolo La massa. E il sottotitolo, Capovolgimento del timore di essere toccati, fornisce un ulteriore elemento di comprensione. Sono, infatti, sempre a stretto contatto fisico gli undici componenti della rappresentazione, a formare un corpo unico, un organismo vivente che pulsa, soffre, gioisce, condivide.

 

Gruppo, famiglia o clan, gli interpreti avanzano compatti verso il pubblico, interrogandoci, guardandoci. Sempre nella stessa direzione. Assumono via via espressioni terrorizzate, felici, divertite, stupite. Si muovono raggrumati sempre attorno ad un tavolo, unico oggetto scenico che, di volta in volta, diventa casa, rifugio, altalena, zattera di salvataggio. Da una condizione di claustrofobia, tra dialoghi e scontri, si sfuma in divertenti girotondi, in saltelli festaioli, in drammatiche visioni, in deliri e in fughe repentine, in espulsioni. Il tutto reso espressivo con composizioni figurative veloci o rallentate. E quando qualcuno fuoriesce dal gruppo per avventure solitarie, per assoli rischiosi, prendendo direzioni centrifughe, eccolo subito soccorso, ricondotto all’interno della massa, alla sicurezza dell’altro accanto, del vicino di cui non aver paura.

 

Coreograficamente lo spettacolo si muove in direzioni frontali, in diagonali continuamente spezzate, in attraversamenti dello spazio scenico avanti e indietro, a piccoli passi. Sulla quasi totale assenza di musica il ritmo trova il suo respiro nelle parole incomprensibili ma espressive sui volti degli interpreti, nei loro mugolii e sospiri, nei colpi sferrati con la testa sul tavolo; nei battiti dei piedi e delle mani, nelle danze corali o singole che disgregano la massa per subito ricompattarla in nuove intense sequenze. E se ciascuno possiede una propria personalità, caratterizzata dalle posture e dalle espressioni mimiche con cui i danzatori si presentano all’inizio, essa diventa essenziale nella composizione dell’unico corpo. L’individuo non è fagocitato, ma integrato, compreso. È persona nella massa.

 

La sequenza in cui tutti salgono sopra il tavolo, accalcati nello spazio ristretto di quel traballante rettangolo, trova significativi rimandi attuali a scene di imbarcazioni alla deriva, di vite umane in cerca di salvezza. Ma qui, chi cade viene aiutato a risalire, a rientrare in quella scialuppa vagante senza sicurezza di approdo nel buio appena rischiarato della scena. Perché, se c’è salvezza deve esserci per tutti. Perché «quanto più gli uomini si serrano disperatamente gli uni agli altri – scrivono Abbandona-Bertoni – tanto più sono certi di non aver paura l’uno dell’altro».

Poetico, intenso, grottesco – e con qualche lungaggine –, La massa sembra un film muto, ma ha tutta la forza del teatro e della danza nella loro migliore espressione.

 

Al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia per il “Festival Aperto”.

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