La madre di tutte le cose

Negli anni sessanta del 1700, in Europa non si parlava che della scoperta, a Pompei, di un santuario dedicato alla dea Iside, praticamente intatto fin nelle decorazioni, statue di culto e arredi. Non si conoscevano altri esempi simili. Oltre al tempio vero e proprio, cinto da porticati con affreschi che riproducevano quasi alla lettera i rituali descritti da Apuleio nelle Metamorfosi, si potevano ammirare l’ambiente sotterraneo dove veniva custodita l’acqua lustrale del Nilo usata nelle cerimonie, la sala riservata per riunioni o banchetti sacri, nonché gli ambienti riservati ai sacerdoti. Antiquari, studiosi, scienziati e scrittori, viaggiatori curiosi affluirono da tutta Italia e anche dall’estero per visitare questa meraviglia, e l’eco scritto e orale che ne derivò fu abbondante esca per la moda egittizzante che invase l’Europa dell’epoca al punto da diventare una vera mania (vedi box). Iside, che con lo sposo Osiride e il figlio Horus formava la suprema triade egizia, conobbe così rinnovata fama. Dea universale della natura, della fecondità, madre di tutte le cose adorata nella terra del Nilo sotto forme numerosissime, era stata assimilata dai greci a molte delle loro divinità, tra cui Era, Afrodite, Selene, Io. Dalla Grecia, poi, il suo culto si era diffuso, durante il pe- riodo ellenistico, in tutto il bacino mediterraneo, fino a Roma, sotto forma di misteri: i cosiddetti misteri isiaci. Tu una quae es omnia, Tu che sei una e tutto si legge in riferimento ad Iside su una famosa iscrizione di un devoto campano. Ma a cosa si deve la straordinaria fortuna che ad un certo punto ha posto questa divinità egizia in cima, quasi, alla hit parade del mondo mitologico classico? La risposta nel mito di Osiride, il principio buono, che Set, personificazione del principio del male e del disordine, uccise disperdendone i pezzi nella regione paludosa del Nilo.Messasi alla ricerca ansiosa dello sposo perduto, Iside riuscì, con l’aiuto di Nefti e di Anubi, con mezzi magici, a dare nuova vita ad Osiride, non però sulla terra, ma nel regno dei morti. Nondimeno il dio poté generare Horus, che Iside nutrì e allevò nascostamente nelle paludi del Delta. Questo dramma sacro, che ebbe molti sviluppi e varianti, esprimeva efficacemente i più profondi sentimenti degli uomini. I credenti vi attingevano la speranza di rivivere dopo la morte in un altro mondo, sotto un re giusto e benigno. E da Iside pietosa, causa della resurrezione del suo sposo, anche il più umile e reietto tra gli uomini – prima che il cristianesimo soppiantasse ogni culto pagano – poteva aspettarsi non solo protezione nella vita quotidiana ma quella sopravvivenza ultraterrena che le divinità tradizionali dell’Olimpo pagano non erano capaci di garantire. EGITTOMANIA A partire dal IX sec. a.C., nell’ambito dei traffici commerciali con i fenici, arrivarono in Campania numerosi amuleti egizi, con la funzione magica di assicurare protezione al defunto nell’aldilà. In età romana la presenza di marinai e commercianti alessandrini nei porti campani, soprattutto a Pozzuoli, favorì l’introduzione dei culti egiziani nella regione, a partire dal II sec. a.C.: tra questi quello di Iside sembra essere stato il primo in ordine di tempo e di importanza, tanto diffuso da divenire il simbolo dell’Egitto. Il cuore pulsante della mostra sono proprio le attestazioni del culto di questa dea nei Campi Flegrei, a Pompei, Ercolano, Napoli e Benevento, con la ricchissima documentazione dell’Iseo pompeiano di Iside (splendidi affreschi, sculture e strumenti di culto), e le sculture egiziane ed egittizzanti dell’Iseo beneventano, per la prima volta in trasferta dal Museo del Sannio. Il percorso di mostra prosegue con il tema dell’egittomania, nell’antichità e in età moderna: dalla fine del I sec. a.C. si diffuse infatti una vera e propria moda egittizzante, che pervase le pitture, le sculture e le suppellettili delle ricche dimore di Pompei ed Ercolano. Lo stile egizio tornò a diffondersi nella Campania del Settecento-Ottocento, a seguito della riscoperta archeologica dell’Egitto e della scoperta del tempio di Iside a Pompei, che anche il giovane Mozart ebbe l’occasione di visitare, traendone ispirazione per la composizione del Flauto magico. Egittomania. Iside e il mistero,Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Fino al 26 febbraio 2007. (Cat. Electa)

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