«Dante poeta del linguaggio? Certamente, ma non solo. In questo corposo saggio, il giovane studioso dell'università di Salerno Giacomo Gambale illustra in modo piacevole (non solo per specialisti) gli aspetti del pensiero dantesco in merito alla parola, segno comunicativo che distingue l'umanità dal mondo animale. Tenendo conto però con assoluta competenza dei fondamenti culturali e degli aspetti poetici, la straordinaria visività, che fanno dell'opera di Dante, specialmente della Commedia, un caso unico nella storia letteraria. Quindi, non propriamente di una filosofia del linguaggio dantesca si può parlare, ma di un preciso pensiero del poeta in materia di linguaggio, il "pensiero forte" lo definisce Gambale, fondato su una concezione in cui teologia, retorica, politica tendono a fondersi.
«L'immagine della "lingua di fuoco", presente nella Commedia, testimonia bene questa base complessa del pensiero della poesia, in cui "argomentazioni e immagini si confondono" con immediata efficacia: da una fiamma che si muove come una lingua parla Ulisse all'Inferno, e i suoi ingannevoli consigli sono un esempio del pericolo insito nella parola. Ma ci sono altri "fuochi" che illuminano e non danneggiano: sono le anime beate di Adamo e dei teologi e filosofi, fonti di sapienza e virtù, che popolano il Paradiso. Ma hanno il loro precursore in Virgilio, capace di illuminare con la fiamma della sua poesia il cammino spirituale dei poeti che lo seguono (come appare nell'episodIo di Stazio nel Purgatorio), pur senza il sostegno della fede. Dante così dà vigore visivo a un concetto teologico, molto importante nell'immaginario medievale a partire dai commenti di Giovanni Crisostomo: il legame tra fuoco divino e linguaggio umano nel racconto della Pentecoste, negli Atti degli Apostoli.