La grande cecità

La grande cecità, AMITAV GHOSH, Neri Pozza, € 16,50

La grande cecità,

AMITAV GHOSH

L’incipit del libro del romanziere indiano (Mare di papaveri, Lo schiavo del manoscritto, Il fiume dell’oppio) è una disamina sul perché i grandi scrittori non sono riusciti mai a scrivere romanzi sul cambiamento climatico. Per concludere che non si può farlo, perché il romanzo moderno sposta l’attenzione sul quotidiano, lasciando i grandi eventi sullo sfondo: «Qui sta l’ironia del romanzo “realista”: proprio le strategie mediante le quali evoca la realtà sono quelle che occultano il reale» (p. 31). Anche Ghosh abbandona la battaglia, e scrive un saggio sul cambiamento climatico iniziato nella quarta parte del XX secolo. Ma lo fa con arte, tra ricordi personali e grandi eventi, precisando come il clima sia sempre stato presente nella sua narrativa, come «un irriducibile elemento di mistero» (p. 37). Lo scrittore indiano guida il lettore alla coscienza della gravità della situazione e sulla necessità di darsi da fare, tornando a una naturalità di vita. Per concludere con un ardito paragone tra il documento finale della Conferenza di Parigi sul clima e la Laudato si’ di papa Francesco. Scrive: «La Laudato si’ tende verso l’apertura tanto quanto l’Accordo muove nella direzione opposta, verso riservatezza e chiusura». Per Ghosh, papa Francesco parla alla gente, l’Accordo parla agli addetti ai lavori. Ma la questione ambientale è di tutti. Per avere successo, conclude, «bisogna che in prima linea ci siano comunità e organizzazioni di massa già esistenti. E quelle in grado di mobilitare più persone sono le organizzazioni religiose».

Neri Pozza, € 16,50

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