Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Danza

La Giselle africana di Dada Masilo

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Ha debuttato al Romaeuropa Festival la nuova creazione dell’artista sudafricana, una rilettura del celebre balletto romantico ambientato in un villaggio rurale. Una energica pièce in cui il tema del perdono viene cambiato in una storia di vendetta

Operazione ormai frequente quella di rivisitare, con adattamenti più o meno fedeli, o creare nuove versioni e diversioni, le grandi opere del repertorio classico, rileggendo oggi e scavando dentro le eterne tematiche riguardanti l’incontro tra sessi, tra culture, tra estrazioni sociali. A ritagliarsi un ruolo importante nella danza degli anni recenti è Dada Masilo. Artista sudafricana, culturalmente lontana dal mondo della tradizione ballettistica occidentale, ma affascinata da essa, la 32enne coreografa e danzatrice di Johannesburg  non teme di “profanare” i grandi classici del repertorio romantico, con una vitalità gioiosa e sanguigna, spesso irriverente. Lo ha fatto in tre anni di seguito, con “Swan lake”, “Carmen”, passando da “Romeo and Juliet”. Ora rilegge, a suo modo, un altro titolo emblematico: “Giselle”.

dadamasilo_giselle2017_0268-1

Non più tutù bianco, scarpette a punta, eleganti arabesque, piroette, atmosfere incantate, ma piedi scalzi, costumi poveri, movimenti frenetici, gesti tribali, ambientazione rurale. Se immutata è l’essenza della narrazione originale, con il plot della contadinella morta di crepacuore per amore del fedifrago duca Albrecht e risorta nel lunare mondo extraterrestre delle Villi, a modificare la vicenda è, oltre all’ambientazione e allo stile tutto personale della Masilo, soprattutto il finale. Uno stravolgimento della storia che nasce dalla domanda postasi su che cosa accadrebbe se Giselle non perdonasse Albrecht. Un modo, questo, per indagare le fiabe riconducendole alle realtà del nostro tempo in cui predomina la vendetta. E quello di cui preme parlare la coreografa è la violenza subita da chi, donna o uomo, viene lasciato e soffre per amore, da chi viene tradito o abbandonato dal proprio amato.

dadamasilo_giselle2017_0151_0

Siamo in un villaggio africano di fine ‘800 (nei disegni proiettati dell’artista visivo William Kentridge), una sorta di fattoria dello zio Tom, con contadini intenti nelle loro faccende quotidiane, gente spensierata, gioiosa, infine partecipe del dramma della contadinella che si innamorerà dell’uomo sbagliato, un nobile già promesso sposo a una del suo rango. Si consuma una tragedia scomposta anche con l’enfasi di un giovane della tribù, Hilarion, innamorato mal riposto della fanciulla, che ingaggerà una lotta col rivale rivelatosi un aristocratico dopo l’inganno di essersi travestito da paesano e fatto invaghire Giselle.

djmdskzw4aaxsx1

Un po’ troppo manierata per uno stile subito riconducibile a un dejà vu di sequenze danzate, risulta la prima parte pur fluida di danze dal sapore afro accompagnate da canti e del breve parlato, di energia festosa e percussiva, con momenti di assoli veloci con in testa la stessa Masilo, ribelle e appassionata. A imporsi è il secondo atto con la comparsa delle Villi. È con gli spiriti notturni delle fanciulle morte infelici prima delle nozze, che la coreografia diventa potente, il segno originale, il senso sconvolgente. Ma esse non sono più le soavi e patetiche creature della tradizione. Vestite di rosso porpora le Villi di Masilo sono uomini e donne, tutti possibili traditi e infelici, che avanzano sicuri nella loro determinatezza a vendicarsi dei torti subiti. Capeggiate dalla regina Myrtha, che in realtà è uno sciamano con in mano una frusta a coda di cavallo – altro che rametti di vischio della saga romantica! – che cederà a Giselle, danzeranno con gesti e passi di matrice africana ma fusi in un originale vocabolario contemporaneo capace di creare una forte tensione fisica ed emotiva.

Al climax generale e al crescente dramma contribuiscono in maniera determinante le suggestive note elettroniche e percussive del conterraneo Philip Miller, nella cui musica emergono, sottotraccia, le note melodiche, il punteggio orchestrale della partitura originale di Adolphe-Charles Adam. Sarà la stessa Giselle a imprimere la definitiva pena al traditore accasciato a terra, frustandolo, quindi passando sul suo corpo, e allontanandosi con le altre Villi. La visione di Masilo è di dolore, di rabbia e di vendetta. Un sacrificio iniziatico senza perdono. Privo di pietà. Un riscatto altrettanto violento contro tutte le violenze sulle donne.

 

Al Romaeuropa Festival, al Teatro Comunale di Ferrara, e al Teatro Ariosto di Reggio Emilia l’8 ottobre.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876