La gente dell’altra Calabria

Scelte di legalità e impegno in sanità, scuola, politica ed economia. Quando i cittadini fanno la differenza.
Vibo Valentia

Lidia e Loris hanno tre figli. Sono tornati a Crotone dopo aver vissuto per anni al Nord, «in regioni organizzate, con tante prospettive per il futuro dei ragazzi, dove ci siamo trovati benissimo». E allora perché riprendere la direzione Sud? «Amiamo la nostra terra e vogliamo cambiarla in meglio», prosegue Lidia. Da sei mesi gestiscono un centro di aggregazione giovanile con laboratori di break dance, arte, musica, falegnameria, corsi di recupero di lettere, matematica, inglese, italiano, con lezioni speciali per gli studenti stranieri. «Abbiamo cominciato dei percorsi anche con i genitori. Ci ha finanziati una fondazione ma quando finiranno i soldi continueremo».
Roberto, invece, è un ingegnere idraulico che opera nella zona di Catanzaro. Qualche giorno fa ha perso una commessa perché la gestione delle acque pubbliche e la salute dei cittadini sono per lui valori di primordine rispetto al profitto e agli interessi privati. Il depuratore comunale e altre piccole realtà che dirige generano un’acqua così pura da suscitare il sospetto del laboratorio d’analisi. Eppure, oggi, il tecnico incredulo che esaminava i campioni porta intere scolaresche a conoscere il lavoro di Roberto. «Meglio essere povero, ma onesto – racconta con serena determinazione –. Il prezzo della coerenza è alto e la situazione economica in famiglia è sempre precaria».

Cutro, piccolo centro di seimila abitanti sulla costiera ionica, è balzato agli onori delle cronache lo scorso anno per l’omicidio di un imprenditore. Antonietta, Francesco ed Emanuela vi sono nati. Messi assieme non superano i sessant’anni.
«Tra i nostri amici non c’è molta speranza di cambiare le cose. I giovani preferiscono stare in casa perché a Cutro non c’è niente». Invece loro sono usciti a vita pubblica e in dieci hanno dato vita a una serie di lezioni di partecipazione civica, presagio di una futura scuola vera e propria secondo i programmi del Movimento politico per l’unità (vedi il Primo piano del n. 2/2012 “Partecipazione, che passione” di Paolo Lòriga). «Ci siamo accorti di avere un palazzetto dello sport che può tornare a funzionare e poi quell’aiola così brutta, perché non abbellirla noi? Vogliamo parlare con il sindaco per capire il da farsi». E mentre con entusiasmo raccontano le loro scoperte, Salvatore, un loro concittadino assessore, in una stanza del comune rifiuta di firmare un bilancio gonfiato e non limpido.
 
Di fatti e storie di una Calabria altra, che fatica a farsi conoscere sui media, potremmo continuare a scriverne per pagine. L’expo di cittadinanza attiva, con cui il Movimento dei focolari, presente in tutta la regione, ha voluto ricordare Chiara Lubich a quattro anni dalla morte, è stato costellato di queste testimonianze e di tanti progetti. Nell’accademia di polizia di Vibo Valentia, che ha ospitato questi laboratori, si raccontano la tenacia e la fatica, la speranza e la sofferenza di vivere secondo la logica del Vangelo, in terre dove i percorsi non sono di certo tutti in piano.
Sanità, scuola, legalità e politica, economia sono diventati itinerari di speranza non solo da percorrere ma da costruire con le idee e la concretezza di giovani e adulti, pensionati e professionisti, amministratori e operai. Si progetta, si fanno conoscere iniziative in atto, ci si confronta su temi scottanti: la cultura del favore e del pizzo, l’abbandono scolastico e la sfida delle nuove tecnologie, il fare impresa in modo libero senza assistenzialismo o sotterfugi illegali, il mondo della sanità con le sue carenze e le possibilità di ristrutturazione a partire proprio dai rapporti tra personale e paziente.
Nessuno chiude gli occhi sulla realtà quotidiana. Nessuno ignora che la Calabria ha un Pil procapite di circa 16 mila euro, la metà della Lombardia, e che le prospettive di crescita al momento hanno solo segno negativo. Non si tace sul triste primato conquistato per le intimidazioni agli amministratori locali: 87 nel 2010, 26 nel 2011. Né si tace sull’impoverimento di risorse umane che solo lo scorso anno ha visto partire 14.200 giovani: uno «tsunami demografico» lo ha definito lo Svimez. Roma e Firenze sono le mète ambite per l’università, mentre Milano e Reggio Emilia sono i centri che offrono l’agognato lavoro, perché solo il 30 per cento riesce a trovare occupazione sul territorio, meno di un giovane su tre. Sui politici indagati e sugli omicidi i dati sono ancora sotto osservazione.
 
Questo è il macrosistema. Qui invece si parte dal micro: la città, il contesto in cui la speranza può essere declinata in azione. «Vogliamo far scoprire a ogni cittadino la sua responsabilità civica, chiedendo a ciascuno di fare dono alla comunità di ciò che egli è», spiegano Maria Intrieri ed Enzo Crupi, docenti universitari e coordinatori del pomeriggio. Una sfida non da poco. Ma già in parte raccolta dalle due scuole di Economia di Comunione per imprenditori e disoccupati, dai laboratori civici di Vibo (che hanno preso di mira sanità e raccolta differenziata, media e valorizzazione culturale del centro), dai percorsi di formazione per le famiglie e dai progetti sulla fraternità nelle scuole.
Lo esige Antonello, che con la sua azienda di macchine agricole vive sull’orlo del fallimento e continua con fede a credere e a cercare nuove soluzioni per la sua attività senza cedere agli “amici” che spesso gli offrono vie di comodo. Lo esige la cooperativa creata da don Salvatore insieme ai giovani di Stefanaconi. La criminalità ha tagliato i loro mille alberi di ulivo lo scorso novembre ma, nonostante le minacce, si cercano altri mercati per non abbandonare il sogno di un lavoro in Calabria. Lo esige Giuseppe, che non ha ceduto alla vendetta per un parente ucciso e che con la sua agenzia avvia gli imprenditori su percorsi virtuosi.
Il professor Luca Parisoli, dell’università della Calabria, a conclusione dei lavori, ha commentato: «La speranza nasce da un amore ordinato e non dal puro godimento. La legge va sempre associata al desiderio e allora la novità diventa storia».
Città Nuova, partner dell’iniziativa, ha offerto le sue pagine e il sito web per raccontare questi progetti che continueranno nelle diverse città. Far conoscere la cultura della resurrezione che ogni giorno sfida quella della morte, con modestia e senza mediocrità, contribuirà un po’ a sconfiggere atavici pregiudizi su questa parte del Paese. Qui si sperimenta un cambiamento che fa bene all’intera Italia, che mai come in questo momento ne ha bisogno da Nord a Sud.

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