La fraternità riparte da Siracusa

In un campus organizzato in una scuola siracusana, 120 ragazzi da tutta Italia hanno accolto e giocato con piccoli stranieri e bambini provenienti da quartieri disagiati. Un progetto pilota per l'intera Regione
Campus dei Giovani per un mondo unito a Siracusa

Siracusa: via Italia 103. È l’una di notte. Un gruppo di giovani grida, urla, picchia. È una rissa in piena regola quella che è scoppiata nei pressi della chiesa di San Metodio, nel cuore della zona più controversa della città, ad alto rischio di infiltrazioni mafiose. Scene come queste sono inusuali per il visitatore occasionale, sono invece normalità, o quasi, per chi vive qui.

Poco distante, alcuni giovani che hanno partecipato al campus “Siracusa Summer 2014”, organizzato dai Giovani per un mondo unito. Da pochi minuti si è conclusa la festa che ha chiuso il campus: interessante, ricca, piena di momenti di gioia. Vi hanno partecipato i bambini del quartiere. Erano presenti i loro genitori, i docenti della scuola. Un momento che ha dimostrato, attraverso i numeri portati sul palcoscenico improvvisato davanti alla scuola, quali siano le potenzialità, forti, di questi ragazzi. C’è gioia, ma anche un pizzico di malinconia per un’esperienza conclusa. 

Silvia (il nome è di fantasia) guarda quella scena, sta per chiamare i carabinieri. Poi tutti fuggono in pochi istanti, in sella ai motorini che sfrecciano veloci. “Ma i nostri bambini, i bambini del campus,faranno lo stesso?”. È una domanda, un interrogativo pressante, angosciante. A cosa è servito il campus nei quartieri Tike ed Akradina, nella zona di Santa Panagia? Ha potuto dare qualcosa ad uno schema di vita che incombe come una spada di Damocle sui tanti giovani di questo quartiere, che affrontano la vita con minori possibilità degli altri, che sono costretti a misurarsi con “modelli” di vita dove la violenza ed il sopruso non sono un’eccezione, ma la dura realtà quotidiana?

Se lo sono chiesti gli organizzatori del campus 2014, se l’è chiesto la preside Giusy Aprile, che è stata sponsor e testimonial del progetto, che la sua scuola (l’Istituto comprensivo Nino Martoglio) ha inserito nel Programma dell'offerta formativa. “Per i ragazzi di questo quartiere è stata un’esperienza fantastica – commenta –. Da questo campus hanno acquisito consapevolezza, sono maturati. Si sono abituati all’impegno, alla “diversità”, al confronto con culture diverse. Gli animatori del campus erano giovani di tutta Italia, tra loro c’erano anche alcuni stranieri, come Peter dell’Egitto, c’erano culture diverse. Si sono confrontati con un mondo diverso dal loro. Sarà difficile abituarsi all’idea che la scuola torni alla normalità. Credo che ciò che si è realizzato a Siracusa possa diventare un progetto-pilota che può essere esteso a tutto il territorio e che può interessare soprattutto i quartieri a rischio”.

I Giovani per un mondo unito torneranno nella scuola all’inizio dell’anno scolastico. Giusy Aprile li ha invitati perché vuole che il percorso continui, che i ragazzi “sentano” il messaggio di questi giorni anche sui banchi di scuola.

Nella scuola è rimasto un murales, realizzato dai ragazzi. Ci sono le impronte colorate dei bambini e dei ragazzi del campus. E le firme dei “Giovani per un mondo unito”, di tutta Italia. E c’è una frase: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. E’ la regola d’oro, comune a tutte le grandi religioni del mondo. Sarà, per chi entrerà e per chi trascorrerà qui le sue giornate, il segno di un’esperienza che ha lasciato il segno. “È un messaggio colorato che ci accompagnerà nei nostri mesi futuri- continua Giusy Aprile – e che trasmetterà a tutti l’esperienza che è stata vissuta qui. Sarà la luce che illuminerà questo quartiere. Le mani colorate e quella frase sono il simbolo della fraternità”.

Il diifensore dei diritti dei bambini di Siracusa, Franco Sciuto, ha scritto ai Giovani per un Mondo Unito: “Vi ringrazio per l’impegno con cui avete accettato questa sfida. Dopo questo campus, penso sia doveroso ripensare l’intervento nelle periferie, ma anche rimodulare il ruolo della scuola in questi quartieri. Vi chiedo adesso di continuare il lavoro iniziato. Se la fraternità è ripartita, adesso non possiamo più fermarla!”

Il responsabile dell’Osservatorio povertà e risorse della Caritas di Siracusa (partner del progetto), Antonello Ferrara, ha aggiunto: “L’impegno di questi 120 ragazzi di tutta Italia ha dimostrato agli abitanti di questo quartiere che i bambini sono una risorsa straordinaria e che da loro si può costruire un futuro diverso per questa zona. Spero che tutte le realtà associative della diocesi possano rinnovare questo patto tra legalità e territorio, nel prendersi cura di questi bambini”

Il messaggio finale dei Giovani per un mondo unito è affidato alle parole di Katia Di Mauro: “Da questo campus è davvero ripartita la fraternità. Abbiamo sperimentato e toccato con mano la potenza rivoluzionaria dell’amore vissuto. È stato un lavoro di squadra che ha coinvolto le associazioni e le migliori energie della città. La sinergia tra le varie “agenzie educative” (Ufficio del Difensore dei diritti dei bambini, Caritas, scuola Nino Martoglio e Giovani per un mondo unito), coalizzati in questo progetto per il quartiere e per la sua gente, ha fatto vivere ai bambini un’esperienza autentica di fraternità. Ci auguriamo che sia solo l’inizio di un cambiamento che parta dal “piccolo” per arrivare ad un progetto sociale che coinvolga tutta la città”.

Ehi! Non possiamo chiudere! Abbiamo dimenticato il titolo di questo campus: il motto, la frase che ha accompagnato queste due settimane. Non è da poco… e ora, dopo l’esperienza vissuta, lo si comprende di più: “Da qui riparte la fraternità!”

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