La fraternità in John Rawls

Intervista a Marco Martino: a proposito del suo La prospettiva della fraternità nel pensiero di John Rawls, NU XXXII (2010/4-5) 190-191, pp. 549-566.
Marco Martino

Che cosa ha a che fare la fraternità con John Rawls?

Nell’opera di John Rawls,Una Teoria della Giustizia, troviamo un richiamo alla fraternità a proposito del secondo principio di giustizia, in base al quale le ineguaglianze sociali ed economiche, ammesse nello stato ispirato alla giustizia, sono giustificate solo se implicano dei vantaggi per tutti e sono collegate a cariche e posizioni aperte a tutti.

Una Teoria della Giustizia si fonda essenzialmente su due principi: quello di libertà e quello d’uguaglianza. Questi due principi vengono integrati e completati da un terzo principio: quello di differenza, la cui compensazione è basata sull’attuazione del principio di fraternità. Rawls riformula quindi l’idea di fraternità attraverso il principio di differenza.

 Rawls – e questo mi sembra straordinario – propone, in un certo qual modo, una “fraternità normativa”, prova cioè a pensare (in modo razionale) la fraternità all’interno delle istituzioni, non come elemento “esterno” ma piuttosto intrinseco ai processi politici stessi. Tuttavia, pur indicando possibili caratteristiche del principio di fraternità (politico, universale, efficace/reciproco), il legame fraterno rimane, nella trattazione “indiretta” che Rawls ne fa, non sufficientemente approfondito e dunque tutto da scoprire, nelle sue altre possibili declinazioni politiche, ma ancor prima nel suo significato autentico.

 

Da dove nasce questo suo interesse per l’argomento?

L’incipit di questa indagine scaturisce dalla consapevolezza che “l’esperienza fraterna” è “Via”, umana e culturale. Ne deriva, come conseguenza, la scoperta di un rapporto nuovo tra vita e pensiero, che rappresentano, alla luce di quell’esperienza, un binomio inscindibile, dove l’una influenza l’altro e viceversa in un armonico e costante rapporto. Cito le parole del Prof. Piero Coda: «La frammentazione e l’astrazione dei saperi non può essere superata senza che si superi la frammentazione dei rapporti – personali, comunitari e collettivi. Né vi può essere riconquista di un sapere integralmente umano e non solo funzionale, custode della tradizione e insieme aperto alla novità, senza la riconquista della dimensione unitaria, nella sua variegata ricchezza, della persona e della società» 1. Ecco allora la ri-scoperta della fraternità come Via, umana e culturale, per affrontare le sfide che l’oggi pone.

 

Fa parte di un progetto di ricerca più ampio?

Approfondire ulteriormente il concetto di “ragionevole/ragionevolezza”, come perno fondamentale della teoria di Rawls, è l’attuale orientamento dei miei studi.

Attraverso l’analisi delle fonti kantiane nelle opere di Rawls vorrei provare, se possibile, a declinare il concetto di “ragionevole”, mettendolo in relazione, successivamente, all’argomento “Razionale” già approfondito dallo stesso Kant. Ciò fatto, comparare i risultati ottenuti con le ricerche sul principio di differenza per verificare il fondamento teoretico di tale principio che appare, nella sua attuazione pratica, strettamente connesso a quello di “ragionevolezza”.

Insomma, indagare in modo approfondito il “ragionevole”, sembra necessario per comprendere pienamente l’idea di fraternità di Rawls.

 

Perché, secondo lei, Rawls non formula esplicitamente un “principio della fraternità” pur riconoscendola come realtà intrinseca ai processi politici?

Lo stesso Rawls sembra spiegare la cosa, scrivendo che «nel confronto con quelle di libertà ed uguaglianza, l’idea di fraternità ha sempre avuto un ruolo secondario nella teoria della democrazia». Pensiamo al modo indiretto con cui porta avanti la discussione sulla fraternità: conia una diversa terminologia ed intraprende il difficile processo di costruzione dei principi di giustizia.

In sostanza Rawls riconosce che, seppure è necessario abbandonare il paradigma famigliare per spiegare la società politica, almeno qualcosa della prima deve rimanere, cioè l’idea del vincolo fraterno fra i cittadini o tra le persone politiche.

L’idea di fraternità si presenta, nella sua teoria, come un mezzo indispensabile per colmare una carenza “relazionale” propria dell’egoismo, per compensare, appunto, la differenza che da esso può scaturire. Tuttavia rimane da esaudire la domanda: perché è il legame fraterno quello che può “colmare la differenza”? Ecco che, non rispondendo direttamente a questa domanda, Rawls deve affrontare l’argomento in modo indiretto.

 

1 Piero Coda, «Introduzione» in G.M. Zanghì, Notte della cultura europea, Città Nuova, Roma 2007

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