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Mondo > Europa

La forza della Signora

di Luigi Butori

- Fonte: Città Nuova

Il 23 aprile Aung San Suu Kyi siederà finalmente in Parlamento come capo dell'opposizione. Contemporaneamente la comunità internazionale deciderà se eliminare o meno le restrizioni nei confronti del Myanmar. Dal nostro corrispondente

aung san suu kyi

Le elezioni che si sono svolte qualche settimana fa in Myanmar sono state, per molti aspetti, eccezionali. Per la prima volta in assoluto nella storia di questo Paese, sono stati ammessi giornalisti da tutto il mondo, che sono potuti andare in giro per intervistare la gente e fare riprese televisive, una cosa mai accaduta. Sono state elezioni un po’ speciali anche perché sono servite a coprire 43 seggi del nuovo Parlamento appena costituito, su un totale di 664, e perché hanno portato all'elezione di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e capo dell'opposizione birmana: una donna che ha lottato per liberare il suo Paese per un quarto di secolo, trascorso per lo più agli arresti domiciliari.

La Signora, com'è chiamata nel suo Paese, ha sacrificato tutto per il suo popolo, per “i popoli" che costituiscono l’unione del Myanmar (ci sono circa altri 12 gruppi etnici), e anche la sua famiglia: il marito e i figli vivono all’estero. Ma ha vinto lei, con la sua campagna di non violenza: da donna tenace, decisa e al tempo stesso apparentemente delicata e fragile.

Aung San Suu Kyi, 66 anni, è stata eletta con una vittoria trionfante, vincendo 43 dei 44 seggi aperti all’opposizione dal governo. Ormai lei è il prigioniero più famoso del mondo, che dal suo carcere (la sua casetta su uno dei laghi di Yangon) salirà alla nuovissima capitale, Naypyitaw, al Parlamento, per la prima vota. Pochi anni fa, solo due, era impensabile una cosa del genere.

Il Myanmar è cambiato radicalmente nell’ultimo periodo. La giunta militare ha sostanzialmente cambiato politica e molti militari hanno lasciato l’uniforme per rivestire panni civili. C’è stata pochi mesi fa anche la liberazione di prigionieri politici, alcuni in carcere dal 1988, dopo la rivoluzione soffocata nel sangue innocente di molti studenti; e il riconoscimento del partito della Signora, finora bandito dalla vita politica.

Il primo ministro britannico David Cameron, qualche giorno fa, ha incontrato Aung San Suu Kyi per chiedere insieme la sospensione delle sanzioni internazionali contro il Myanmar. Ormai veramente tutto sta cambiando e quelle sanzioni, ammesso che siano servite, al momento attuale sono solo un impedimento per maggiori conquiste democratiche, che aiuterebbero anche la vita delle persone. L’Unione europea ha già tolto alcune restrizioni contro il regime del Myanmar e il prossimo 23 aprile ci sarà una riunione dei ministri interessati per ulteriori passi in avanti. Bisogna far presto, per ragioni umanitarie (la gente soffre per la mancanza di lavoro, di investimenti e soprattutto per il blocco degli invii di medicine dall’estero) ed economiche: il Myanmar è un Paese ricco di risorse naturali come petrolio, gas naturale, pietre preziose, e fa gola a tanti.

David Cameron è stato preceduto da una schiera di dignitari, che hanno fatto scalo in Myanmar per "preparare" l’atmosfera giusta per le elezioni: da Hillary Rodham Clinton al segretario britannico per gli affari internazionali, William Hague, a molti altri. David Cameron, tuttavia, è il primo capo di Stato occidentale a far visita al Paese dal 1962. Un bel lasso di tempo, considerando che il Myanmar ha avuto l’indipendenza proprio dall’Inghilterra nel 1948: è stato il padre della Signora, il generale Aung San, l’artefice principale delle trattative che hanno portato all’indipendenza.

Ormai è iniziata una vita nuova in Myanmar. Sono stati firmati accordi con quasi tutti i gruppi minoritari ribelli, che da più di mezzo secolo combattono il governo di Yangon ed è stata una conquista concreta portare al tavolo delle trattative parti in guerra da 50 anni circa. Non è stato e non sarà facile, in un Paese lacerato da guerre etniche fin dall’indipendenza. Sarà la nuova sfida della Signora: l’unità del Myanmar, la vera unità dei popoli che lo compongono.

Aung San Suu Kyi ha già incontrato il presidente del Myanamr, Thein Sein, dicendosi soddisfatta dell’incontro. Da ora in poi s’inizia il lavoro vero e proprio con chi l’ha osteggiata da sempre. La Signora ce la farà con la sua dolcezza, la forza interiore, la decisione e gli occhi di tutto il mondo puntati su di lei, che non permetteranno ai vecchi padroni di "giocare" ancora con la vita di oltre 50 milioni di persone.

Riproduzione riservata ©

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