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In profondità > Focolari

La festa dei giovani del 2000

di Elena Cardinali

- Fonte: Città Nuova


L'abbraccio planetario di 24 mila giovani a Roma, durante la Giornata mondiale della gioventù

Genfest 2000

Sono passati 12 anni dal 17 agosto del 2000 ma quel Genfest rimane stampato nella mia memoria, più vivo che mai. Un’avventura iniziata un anno prima quando vengo chiamata insieme ad altri giovani, italiani e non, a comporre la squadra che avrebbe ideato l’evento. Un’opportunità che mi consente di vivere “dal di dentro” un Genfest davvero unico. Perché l’edizione del 2000 si svolge a Roma, allo stadio Flaminio, durante il Giubileo. All’interno della Giornata mondiale della gioventù. Un Genfest che per molti giovani del Movimento dei focolari inizia a Viterbo una settimana prima. Qui, in una tendopoli attrezzata con il contributo del comune, danno vita a una città internazionale che incarna l’ideale dell’unità.

Un popolo di oltre 24 mila giovani di nazionalità, culture e lingue diverse il cui cuore batte all’unisono e animato dalla stessa fede: la certezza che il mondo unito – secondo le parole di Gesù al Padre: «Che tutti siano una cosa sola» – è già una realtà. E lo testimonia attraverso canzoni, coreografie, testimonianze. Una per tutte, quella di Chiara Luce Badano la cui esistenza, brevissima – muore a soli 18 anni per una grave forma di tumore osseo – è una corsa folgorante verso la santità. La sua storia, ascoltata in un profondo, commosso silenzio, lascia il segno.

Cuore del raduno, l’incontro con Chiara Lubich Ero sul palco seduta per terra, accanto a lei. Una posizione privilegiata da dove ho toccato con mano la sua capacità davvero fuori dal comune di parlare, pur davanti a una folla immensa, a ciascuno, raggiungendolo personalmente. Chiara indica in Dio l’unico ideale per il quale spendere la vita, che non delude. Racconta di sé, della scoperta folgorante, fatta da giovanissima, durante la Seconda guerra mondiale, di Dio Amore e la scelta di vivere per lui. Una scelta forte, radicale, immediatamente seguita da tanti, giovani e non. Una scelta che in quello stadio Chiara propone a noi giovani senza mezze misure, in un ideale passaggio di testimone dalla prima alla seconda generazione. Una proposta che da subito si fa concreta.

Chiara lancia infatti in questa occasione il Progetto Africa: una rete di solidarietà e amore tra i Paesi più ricchi del pianeta e il continente africano. Un’utopia? No, una certezza. È lei stessa a rispondere: «Amiamo, carissimi giovani, continuiamo ad amare, e il mondo intero cambierà….Con Dio in cuore tutto si potrà. E certamente egli lo vuole! Sapremo essere all’altezza?».

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