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Cultura > Musica classica

La felicità di Vivaldi

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

La musica del “Prete rosso” torna a Roma per la “Stagione da camera” con l’ottima formazione degli Archi di Santa Cecilia. Guidato con esperienza e passione da Luigi Piovano

Perché è così bello e rasserenante ascoltare la musica del “Prete rosso”? La domanda sorge ogni volta che il musicista veneziano torna di attualità con un fascino che è difficile esprimere a parole.

L’ultima occasione è stato il concerto per la Stagione da Camera a Roma con l’ottima formazione degli Archi di Santa Cecilia, guidato con esperienza e passione da Luigi Piovano, anche primo violoncello dell’orchestra ceciliana.

In programma, nella prima parte, due concerti vivaldiani per mandolino e archi, in re e do maggiore, affidati all’amore travolgente di un virtuoso come Avi Avital.

Un artista israeliano per cui musicisti contemporanei come Dorman e Sollima hanno scritto dei brani, un ricercatore e divulgatore del mandolino, che non è uno strumento solo popolare ma un signor strumento capace di sonorità elettriche e appassionate.

Avital riesce a far passare la peculiarità di un suono, la freschezza e la luce con una immediatezza fascinosa così che strumento-orchestra-pubblico – vengono presi dal medesimo incantamento.

Scopriamo la felicità degli Allegro vivaldiani, un’autentica gioia di vivere che ricorda le tele del Tiepolo, con uno slancio, un impeto, una fantasia che non stanca mai. Anzi nel tempo intermedio – i Largo – si distende in dolci malinconie autunnali o estive viste come brevi pause rilassanti in attesa di riprendere i l gioco della vita, dove Vivaldi (e il mandolino con lui) si slancia in voli da capogiro, in “capricci” fantasiosi, anche se controllati.

Vivaldi infatti non è un romantico, tutto è sotto controllo, la grazia e l’estro come in Tiepolo. Solo che non ce ne accorgiamo che più tardi, a fine concerto.

Vivaldi è un gran seduttore. Certo, il Concerto Italiano di Bach trascritto da Piovano per mandolino è altra cosa: calmo, dagli echi profondi e dalla felicità “pensata”. Ma Bach in questo caso fa da contrappeso a Vivaldi, alla sua vitalità esuberante e un artista come Avital lo fa capire. Di sicuro il cuore va al “Prete rosso” ed al mandolino fremente che zampilla una musica solo luce.

Limpida e cristallina come quella della pittura veneziana del Settecento. La coppia Piovano-Avital l’ha compreso e trasmesso al pubblico che si è poi disteso nella seconda parte fra Respighi e Nino Rota.

 

Riproduzione riservata ©

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