La favola di Alphonso Davies nel Bayern tritatutto

Il canadese classe 2000, tra i protagonisti della vittoria in Champions League del Bayern Monaco, ha alle spalle una storia di riscatto e speranza: l’ennesima dimostrazione di come lo sport sia allegoria della vita.

Il successo di domenica sera contro il Paris Saint-Germain è »stata la ciliegina sulla torta di una stagione da incorniciare. Il Bayern Monaco, mai come quest’anno in versione “tritatutto”, ha dato seguito alle vittorie in campionato e Coppa di Germania battendo nella finale di Champions League una squadra tradita nei momenti topici della gara dalle stelle Mbappe e Neymar: decisivo un preciso colpo di testa dell’ex juventino Coman durante la ripresa. Si tratta di un trionfo meritato più di quanto non dica il risultato finale che, tra i grandi protagonisti, vede anche la stella nascente di Alphonso Davies. Una storia, quella della freccia nordamericana, che vale la pena di essere raccontata.

alphonso-davies-foto-di-sven-mandel-per-wikimedia-commonsIl colpaccio viene portato a segno in silenzio, quando le attenzioni dei media erano concentrate sui Campionati del Mondo di Russia 2018. Hasan Salihamidzic, ex giocatore della Juventus e direttore sportivo del Bayern Monaco, aveva commentato così l’acquisto di Davies dai Vancouver Whitecaps per circa 10 milioni di euro: «Si tratta di uno dei migliori giocatori della sua generazione, dotato di presenza fisica, intensità e tecnica». Un acquisto non certo da prima pagina che, però, ha fatto presto ricredere tutti i detrattori. Merito anche di una intuizione dell’ex tecnico bavarese Niko Kovac, bravo ad arretrare di qualche metro il suo raggio d’azione, plasmandolo come terzino sinistro dopo gli infortuni di Niklas Sule e Lucas Hernandez.

La stagione appena trascorsa è stata quella della consacrazione. Davies ha partecipato da protagonista alla splendida annata del Bayern. La straordinaria tripletta di successi dei bavaresi è suffragata da numeri record: grazie al successo nella finale di Coppa dei Campioni sul PSG, infatti, i tedeschi hanno chiuso con venti vittorie consecutive in gare ufficiali, impreziosite da 69 gol realizzati. Cifre impressionanti che fanno da contorno a un gioco in cui bellezza ed efficacia si fondono in maniera perfetta: il possesso palla degli uomini di Hans-Dieter Flick non è mai sterile, né fine a sé stesso. I calciatori si muovono armonicamente, tutti sanno cosa fare in qualsiasi zona del campo, interpretando al meglio le situazioni di gioco.

La classe sopraffina di alcuni dei protagonisti, poi, facilita tutto il resto. Thiago Alcantara è un delizioso direttore d’orchestra, emulato alle sue spalle da un Joshua Kimmich che interpreta il ruolo di terzino destro in chiave ultra-moderna, grazie a piedi da trequartista. Serge Gnabry è uno splendido incursore d’attacco, spalla perfetta di un Robert Lewandowski che ha chiuso la stagione con 15 centri in Champions: il Pallone d’Oro, se fosse stato assegnato, avrebbe avuto nel cannoniere polacco il probabile favorito. Manuel Neuer è tornato a difendere la porta bavarese in maniera eccelsa, sfruttando la sua enorme mole e uno stile mutuato dalla pallamano per chiudere ogni spiraglio. Quindi, ecco Alphonso Davies: un centometrista prestato al ruolo di terzino sinistro, con margini di miglioramento potenzialmente illimitati.

Il canadese sfrutta la sua velocità per recuperi difensivi ai limiti del prodigioso: anche in fase offensiva le sue armi principali, accelerazione e dribbling in velocità, hanno spesso fatto la differenza. Per informazioni chiedere a Semedo del Barcellona, travolto dall’azione fulminea di Davies in occasione del gol del parziale 5-2 nella gara dei quarti di finale di Champions. Considerare l’ex Vancouver come uno dei più forti al mondo nel suo ruolo non è dunque una esagerazione: un giusto premio alle doti di un ragazzo che, prima di toccare con mano le luci della ribalta, è nato e cresciuto nella disperazione più cupa. I genitori di Alphonso avevano infatti abbandonato la Liberia, paese d’origine, poco dopo la sua nascita: destinazione il campo profughi di Buduburam in Ghana, un luogo in cui però la vita era difficilissima.

«È stato difficile andare avanti – ha precisato il padre del calciatore – perché l’unico modo per sopravvivere era girare con le pistole: noi non avevamo alcun interesse a sparare, per questo abbiamo deciso di scappare. C’era un programma chiamato reinsediamento: abbiamo compilato un modulo per trasferirci in Canada, sostenendo dei colloqui. Siamo stati accettati e ci siamo potuti trasferire». Lo stato Nord Americano diventa la nuova patria della famiglia Davies quando il piccolo Alphonso aveva solo cinque anni. Già a scuola gli insegnanti notano la grande predisposizione per il calcio giocato: un’abilità che permette all’attuale stella del Bayern di passare dalla St. Nicholas Soccer Academy ai Vancouver Whitecaps a soli 14 anni. Da lì in poi i suoi progressi sono storia: Davies è stato il più giovane calciatore ad esordire nella Major League Soccer statunitense, a soli 15 anni, 8 mesi e 15 giorni. Un primo, decisivo passo verso la gloria del calcio europeo e i trofei a ripetizione in Germania: il figlio del Vento canadese ha appena iniziato il suo lungo volo.

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