La faticosa strada della vita

Una ragazza si racconta, tra sentimenti e coerenza, solitudine e amicizie, gioie e lacrime.
Maternità

Spesso in redazione discutiamo sull’opportunità di pubblicare o no una testimonianza di vita vissuta, volendo rispettare in primo luogo l’intimità di chi si racconta e si mette in gioco, non per ostentazione, ma come dono agli altri.

Allo stesso modo, però, cerchiamo di rispettare i lettori, che si aspettano da “Città nuova” uno stile preciso, rispettoso, aperto, positivo. Non è sempre facile.

Anche la testimonianza che segue è stata l’occasione per questo tipo di riflessione. Qualcuno infatti non vedeva opportuno pubblicarla, in quanto non del tutto in linea con il pensiero etico della nostra rivista. Qualcun altro invece la riteneva comunque valida, perché vicina alla vita della gente, fatta di gioie ma anche di dolori, di successi ma anche di sconfitte e sbagli a volte irreversibili.

Alla fine abbiamo deciso di pubblicare la testimonianza di una giovane madre, che ha dato vita ad un figlio fuori dal vincolo sacramentale del matrimonio. In questi tempi di aborto sempre più facile e lasciato alla solitudine della donna, l’esperienza di questa ragazza, fragile ma coraggiosa, può aiutarci a guardare con più accoglienza e senza pregiudizio chi ci sta accanto in condizioni analoghe.

 

Sola

 

Quando ho scoperto di aspettare un bambino, durante l’ultimo anno di liceo, ero incinta di due mesi. Subito tanta confusione dentro, preoccupazione, paura di deludere mamma e papà. Non sapevano che avevo rapporti col mio ragazzo e temevo la loro reazione.

Cosa sarebbe successo della mia vita? Avevo paura dell’ignoto. L’ho detto per prima a mia sorella, che mi ha sostenuto sempre e comunque. Anche il mio ragazzo mi è stato accanto, almeno nei primi momenti.

Il giorno dopo, la sera, io e lui, insieme, l’abbiamo detto a papà e mamma. Non mi aspettavo niente, avevo solo paura. Invece sono stati meravigliosi e hanno accolto questa vita come un dono di Dio.

Non avrei comunque mai fatto un aborto, non era una possibilità da me prevista. Anche se i miei genitori si fossero arrabbiati e avessero rifiutato la nascita, avrei affrontato la cosa da sola, ma senza abortire. L’unica eventualità che ho ipotizzato, era di proseguire la gravidanza e poi dare mia figlia in adozione; ma il pensiero è durato solo una settimana, poi ho cambiato idea.

 

Lui

 

Quando ho pensato che avrei potuto essere incinta, nonostante con il mio ragazzo ci fossimo appena lasciati, abbiamo fatto il test di gravidanza insieme; e il risultato positivo ci ha fatto riavvicinare. Ci sono sempre stati alti e bassi tra noi, ma per quanto riguarda la gravidanza eravamo uniti. Lui ha avuto il pensiero di abortire, ma io gli ho detto chiaramente quale era la mia scelta: se voleva starmi accanto bene, altrimenti avrei proseguito da sola. Ha deciso di restarmi accanto, almeno all’inizio.

È una persona che deve ancora crescere; siamo coetanei ma noi femmine in generale siamo più mature dei maschi. In più la maternità io l’ho vissuta in prima persona, lui invece di riflesso. Comunque ha sempre amato sua figlia e, a modo suo, anche me. Però non è pronto a prendersi sulle spalle certe scelte, come impegnarsi a costruire una famiglia. Non che non lo volesse, ma in quel momento non era proprio in grado di farlo.

I suoi genitori volevano un matrimonio riparatore, ma più che altro perché ci vedevano bene insieme; quindi a loro sembrava scontato che ci fosse un’unione tra noi. I miei, invece, la pensavano come noi, cioè che la gravidanza e il matrimonio fossero due cose distinte. Adesso, superata l’arrabbiatura, vedo le cose come stanno: lui è così e non lo posso cambiare.

Ho sempre avuto voglia di mettere su una famiglia con lui, disposta anche ad aspettare i miei e i suoi tempi, ma ora non so più se è la persona adatta per costruire un futuro. Razionalmente lo so, emotivamente di meno. Ormai il mio futuro con lui non lo vedo più e vivo giorno dopo giorno. Non sto bene, mi sento sola. Sono una persona abituata a condividere tutto e questo soprattutto mi manca, vorrei condividere qualsiasi scelta, dalla più stupida alla più importante.

Da sola ci metto parecchio tempo a decidere, anche le cose minime; per esempio abbiamo appena fatto la festa di compleanno della bambina e per me è stato difficile organizzarla senza di lui. Quando piango, le lacrime le asciugano mamma, papà e mia sorella. E poi ho un’amica e una cugina con cui mi sfogo parecchio. Altre amiche invece non mi chiamano più.

 

Rapporti

 

Oggi ho una convinzione: i rapporti sessuali sono una cosa importante, da donare ad una sola persona, quella con cui vivrai tutta la vita. Anche perché sposandosi non c’è solo la parte umana, ma anche il divino: prendi una decisione e fai un patto con Dio.

Col tempo mi sono innamorata del mio ragazzo e ho cominciato a pensare che volevo un futuro con lui per tutta la vita. Stavamo bene insieme, mi ha sempre capito, eravamo in sintonia. Lui voleva avere rapporti. Per parecchio tempo ho detto di no, poi un giorno la cosa è venuta da sola, quasi senza una decisione cosciente da parte mia.

In effetti penso che i rapporti sessuali non siano necessari ad una coppia stabile, che sta bene ed è piena. Se invece non funziona, avendo rapporti si pensa di sistemare tutto, ma non è così. È come una bugia.

Mentre avevo rapporti con lui, spesso pensavo che non fosse la cosa giusta, ma mi dicevo che era l’uomo della mia vita, quello che avrei sposato. Invece sbagliavo. Non abbiamo riflettuto che eravamo immaturi e crescendo saremmo cambiati tanto da non essere più fatti l’uno per l’altro.

Per lo stesso motivo avevamo rapporti non protetti. Personalmente sono contro gli anticoncezionali perché, non so come dire, siamo stati creati in questo modo. Il preservativo è qualcosa che si intromette fra le due persone, la pillola altera il fisico e altri sedicenti metodi contraccettivi permettono la fecondazione e poi praticamente fanno abortire, quindi… Volevo andare dalla ginecologa per imparare quali sono i periodi di possibile fecondità, ma non ho fatto in tempo. È arrivata mia figlia.

 

Coerenza

 

Di tutta questa faccenda ne parlavo solo con il mio ragazzo. Né con i miei genitori, perché non erano d’accordo sui rapporti prematrimoniali e mi mancava il coraggio di confrontarmi, né lo facevo con mia sorella, perché essendo io la minore mi vergognavo. Ora è diverso, ma a quell’epoca non parlavamo di queste cose. Tra l’altro, mia sorella è stata molto male, di riflesso, perché si è fatta carico delle mie emozioni. Mi è stata molto vicina. Dormiamo in stanza insieme, come prima, mentre mia figlia dorme nella sua stanzetta, per cui mia sorella si accorge sempre quando non sto bene o piango.

Nel periodo in cui avevamo rapporti, continuavo ad andare in chiesa, ma non prendevo l’eucaristia perché non mi sentivo coerente. Soffrivo di questa cosa, non volevo tagliare col mio ragazzo, non capivo cosa volevo, quei rapporti mi sembravano donazioni d’amore, non solo fisici. Non prendere l’eucaristia mi pesava molto, ma non sono riuscita ad uscire da questo dilemma.

Adesso non frequento ancora la chiesa; se rientrassi lo farei totalmente, ma non sono ancora pronta, sto cercando di capire. Per fortuna il rapporto con Dio ce l’ho, deriva da qui la forza che ho avuto per affrontare quello che ho vissuto. Lui è dentro di me e nessuno me lo toglierà mai. Qualsiasi cosa accada, so che lui la vuole o la permette, e l’accetto per questo. Mi sono messa nelle mani sue e basta.

 

Figlia

 

Sono sempre stata dell’idea di sposarmi e avere figli presto, penso sia così che deve andare, per cui non ero disperata come altre mie coetanee nella stessa situazione. La maternità infatti l’ho sentita forte, era solo anticipata, e mi sono goduta il rapporto con mia figlia fin dalla pancia. I primi momenti in cui ha scalciato sono state emozioni stupende. Bello, bellissimo.

Appena lei è nata, mio padre, come prevedevo, si è subito sciolto. Mamma non riuscivo a immaginarla come nonna, invece è meravigliosa.

Poi è seguito un anno e mezzo di allattamento: anche questo l’ho voluto profondamente, penso sia uno dei momenti più belli e importanti, per la madre e per i figli.

E dopo che mia figlia ha compiuto un anno mi sono iscritta all’università. Adesso, a due anni, ha cominciato a parlare. È una gioia.

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