La famiglia c’è

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Ci si può sentire a casa tra un milione di persone? Difficile, ma è l’esperienza fatta da tanti al IV Incontro mondiale delle famiglie, tenutosi a Manila dal 22 al 26 gennaio. Certo l’ospitalità filippina e l’organizzazione ineccepibile dell’evento hanno reso tutto più facile, ma l’atmosfera che si respirava aveva radici ben più profonde. Si è incominciato con un congresso teologico-pastorale per seimila invitati. In un momento in cui l’istituzione famigliare viene attaccata su tutti i fronti, si è intuito quale enorme valore possa essere la famiglia per la società, nonostante la crisi profonda che è sotto gli occhi di tutti, come testimonia la crescita delle famiglie irregolari, divise, finite. Ma tutti i relatori, pur sottolineando i problemi, hanno anche proposto soluzioni, esperienze vissute e non solo idee su quello che si potrebbe fare. Si coglieva un timbro di speranza, di apertura al nuovo. Ha ricordato il card. Macharski: “Nella famiglia, l’amore mai è, ma sempre diviene”. Nasce una bimba Dopo i discorsi di rito delle autorità, filippine e no, il microfono è passato nelle mani loro, delle famiglie. Seguitissime le esperienze, da quella di una famiglia dei Focolari in Malesia a contatto col mondo mussulmano, a quelle dei Neocatecumenali in diversi paesi dell’Asia, o delle Couples for Christ filippine. E poi non potevano mancare alcuni protagonisti dei movimenti, che tanto si impegnano nell’ambito fami- liare. Kiko Argüello, fondatore dei Neocatecumenali, ha insistito sull’assoluta necessità che l’educazione religiosa avvenga in famiglia. Salvatore Martinez, del Rinnovamento, ha parlato della “rigenerazione dell’amore sacramentale che permette ai coniugi di progredire verso una più piena comunione d’amore”. Danilo e Annamaria Zanzucchi di Famiglie Nuove, invece, partendo dalla loro esperienza personale, hanno applicato la spiritualità dei Focolari alla vita di famiglia: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro… Se egli non l’avesse detto così esplicitamente, quando mai potevamo pensare che lui, il figlio di Dio, il risorto, volesse prendere dimora nelle nostre case ed esserci guida, maestro, compagno di viaggio?”. Una delle più grosse novità del congresso è stata comunque la presenza di oltre mille delegati al di sotto dei 18 anni. Era la prima volta che venivano invitati. Sono stati divisi in tre categorie: 0-6 anni, da 7 a 12, e da 13 a 18. Negli stupendi androni e sugli immensi scaloni del Philippine International Cultural Center, si assisteva così a scenette di vita famigliare insolite per un congresso internazionale. L’ultimo giorno poi, la notizia che una congressista nella notte aveva dato alla luce una bella bambina, ha scatenato il lungo e scrosciante applauso dei delegati. Assente ma presente Poi l’attesissimo incontro con Giovanni Paolo II. Più volte il papa aveva dichiarato pubblicamente la sua intenzione di partecipare all’evento, ma la fragile salute non glielo ha consentito. Non poteva però non farsi presente in qualche modo. Eccolo dunque sui grandi schermi dell’enorme spianata che fa da cornice al monumento a José Rizal, eroe filippino del secolo scorso. Per la prima volta il papa ha partecipato in diretta, in collegamento via satellite two-way, a un incontro del genere. Quando è apparso, attorniato da famiglie di filippini immigrati a Roma, il milione di persone (secondo le stime dei media) è scoppiato in un grido compatto: “John Paul II, we love you”. Sui tre palchi, l’Orchestra filarmonica filippina, cardinali e vescovi, ma anche cantanti, attori; e soprattutto famiglie, a raccontare al papa le loro storie. Si è cominciato con una coppia di Manila, che nell’impossibilità di avere figli ne ha adottati due. Si è continuato con un’altra missionaria in Giappone, e poi ancora una famiglia dall’India, una dal Messico… Il papa ascoltava assorto, mentre qualche bambino nella sala del Vaticano gli si avvicinava. Lui lo accarezzava, sorrideva e intanto intanto la folla sorrideva con lui dall’altro capo del mondo. Si sentiva che il papa era presente. Nel suo messaggio non ha usato mezzi termini. La voce era un po’ tremolante, ma il messaggio fermo, come si può intuire dal riquadro qui a lato. In chiusura, ha dato appuntamento a tutti al quinto Incontro delle famiglie che si terrà in Spagna, a Valencia, nel 2006. È stato un momento di grande commozione. Il papa scompariva dallo schermo, ma la festa è continuata tutta la notte, fino alla mattina seguente con la messa conclusiva. “Quanto siete grandi, o amate famiglie del mondo! – ha gridato commosso nell’omelia il card. Trujillo, legato pontificio -. Guardate come questo nostro incontro è divenuto una grande festa di fede, di gioia, con i canti e la felicità dei vostri figli…”. La festa in piazza si era conclusa, ma non per tutti. Nel pomeriggio di domenica, altre manifestazioni, tra cui una dei Focolari con seimila partecipanti in un palazzetto dello sport di Manila, presente lo stesso card. Trujillo. Chiara Lubich ha indirizzato ai presenti un messaggio personale (vedi box). Anche se non pochi erano in piedi dalle 4 del mattino, o addirittura dalla sera prima, la festa è stata grande: le gambe non reggevano più, e forse neanche il cuore, ma ne valeva la pena, per convincersi che la buona notizia della “tenuta” della famiglia era vera. IL MESSAGIO DEL PAP COME A CANA DI GALILEA “Accogliete pienamente, senza riserve, l’amore che nel sacramento del matrimonio Iddio vi dona per primo e con il quale vi rende capaci di amare. Rimanete sempre ancorati a questa certezza, la sola che può dare senso, forza e gioia alla vostra vita… Certo, questo non è sempre facile, e nella vita quotidiana non mancano le insidie, le tensioni, la sofferenza e anche la stanchezza. Ma nel vostro cammino non siete soli. Con voi è sempre presente ed operante Gesù, come lo fu a Cana di Galilea, in un momento di difficoltà per quegli sposi novelli… Raccomando a voi, care famiglie cristiane, di testimoniare con la vita di ogni giorno che, pur tra tante difficoltà ed ostacoli, è possibile vivere in pienezza il matrimonio come esperienza colma di senso e come “buona notizia” per gli uomini e le donne del nostro tempo”. IL MESSAGIO DI CHIARA LUBHICH ESSERE VISIBILI “Amare il marito, la moglie, i figli di amore evangelico, significa per ciascuno dei suoi membri amare Dio. Più si ama Dio più si ama il prossimo, e più si ama il prossimo più si ama Dio. “È mia convinzione, oggi più che mai, che la famiglia cristiana debba essere lampada sul moggio e dar luce a tanti. C’è bisogno di vedere famiglie che sanno vivere fedelmente il loro amore nuziale, riflesso e segno dell’amore trinitario di Dio. Occorre mostrare famiglie che nelle difficoltà sanno abbracciare la croce, sperimentando che l’amore può sempre rinascere. Allora Dio stesso può farsi presente nella loro casa… “Il mondo vedrà una famiglia attraente, e vorrà seguirne l’esempio. Così esso si incontrerà con Cristo stesso, reso presente dall’amore famigliare. E sarà lui a far breccia sulle altre famiglie, lui a portarle al loro disegno originario. “Dare testimonianza, essere visibili. È l’augurio che di cuore faccio a voi e, attraverso di voi, a tutte le famiglie del mondo. In questa azione di visibilità vi sia maestra Maria, lei che è sede della Sapienza e madre di casa”.

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