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Cultura > Arte e Spettacolo

La donna della mia vita

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Una commedia sul gioco dei ruoli nella vita che lascia con l’amaro in bocca.

LA donna della mia vita

Luca Lucini ritrova Luca Argentero e gli mette accanto Alessandro Gassman. In mezzo ai due, Valentina Ludovini. Sopra, immagine di una maternità avvolgente come una nicchia classica, lei, la madre, Stefania Sandrelli a inizio e conclusione del film. Commedia degli equivoci, questa nuova di Lucini, con un certo umor nero che qua e là alligna, pur sotto la brillantezza del racconto. Si narra infatti di due fratelli, Leonardo (Argentero) , timido e pauroso, e Giorgio (Gassman) dongiovanni impenitente, pur con moglie e figlio in arrivo. C’ è un padre (Giorgio Colangeli, perfetto nell’accento milanese) silenzioso fino al mutismo. D’altra parte, una figura ingombrante come la madre Alba impedisce a ciascuno di essere sé stesso. Però c’è Sara (Ludovini), oggetto del desiderio dei fratelli, punto d’inciampo e d’incontro dei due, donna della vita almeno di uno, dell’ex scapestrato Giorgio.

 

Non sveliamo la conclusione, perché le bugie familiari- della madre in particolare- mettono a soqquadro situazioni e personaggi, ribaltandoli, così che il timido diventa un donnaiolo e l’estroverso ritrova equilibrio. Il padre poi si concede un’altra vita. Tutti trovano pace nel nipotino che è nato, ma per il resto la girandola affettiva continua, come in un’opera buffa rossiniana, fermandosi solo per un momento. La commedia sul gioco dei ruoli nella vita nasce da uno scritto di Cristina Comencini, e lo si vede, dal pessimismo che la percorre, spruzzando di grigio la brillantezza del racconto e lasciandoci un po’ confusi e con la bocca amara, nonostante la verve degli attori – ognuno molto bravo – e il ritmo vivace di un film che si sforza di far sorridere, ma ci riesce fino ad un certo punto. Ma l’Italia, è davvero tutta così?

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