La crisi del sistema

Viene da chiedersi cosa abbiano veramente deciso gli 8 “grandi” o le 20 economie più avanzate.
G8-G20

Paesaggi diversi e formule di rito, discussioni sui grandi temi e, sullo sfondo, i molteplici scenari della crisi economica e le diverse visioni sulle possibili soluzioni. Proteste e guerriglia urbana non sono mancate. Sono queste le immagini offerte dai vertici di Huntsville e di Toronto, il G8 o G20 secondo le sigle in uso, mentre alla vigilia l’Fmi indicava la perdita di circa 30 milioni di posti di lavoro e di 4 mila miliardi di dollari nella produzione.

Viene da chiedersi cosa abbiano veramente deciso gli 8 “grandi” o le 20 economie più avanzate. Come testimoni degli effetti globali della crisi, dai capi di Stato e di governo che rappresentano il 90 per cento della ricchezza mondiale e il 75 per cento della popolazione del pianeta attendevamo decisioni concrete. Come pure indicazioni più marcate per le sfide globali: la rincorsa verso il nucleare (Corea del Nord e Iran), l’inasprirsi di crisi radicate (Medio Oriente), i cambiamenti climatici, l’aumento degli affamati e dei poveri che rischiano di essere solo motivo per i summit. Invece sono il segnale del mancato governo della globalizzazione, dell’incapacità di decisioni condivise.

Anche in Canada è stata adottata la “tecnica del rinvio”, strumento che ormai caratterizza il negoziato nella comunità internazionale e nelle sue organizzazioni. Solo un consenso sui punti in agenda, magari concordato con largo anticipo, permette ai rappresentanti degli Stati di decidere. Diversamente si rimanda: da Toronto a Seul, a novembre, o addirittura a Nizza, nel 2011.

 

Rimane lontano l’atteso impegno per il più vasto problema dello sviluppo in vista del vertice sugli Obiettivi del Millennio, convocato dalle Nazioni Unite per il prossimo settembre e che avrà come protagonisti anche i membri del G8 e del G20. Privo di dimensione solidale, ma soprattutto lontano da una visione unitaria nonostante i problemi siano effettivamente comuni, il livello di decisione internazionale resta limitato a un pragmatismo orientato sul breve termine e a vantaggio di pochi. Una concreta governabilità della comunità internazionale richiede invece una strategia di fraternità tracciata sul lungo periodo.

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