La crisi del kalashnikov

Fallisce l'azienda, ma non il mitra, che ormai è in troppe mani.
Soldati fanno rifornimento di armi

È una delle armi più (tristemente) note: il kalashnikov modello 1947, meglio conosciuto come AK-47, progettato in quell'anno dal sottufficiale dell'Armata Rossa Michail Timofeevič Kalašnikov. Si stima siano stati prodotti oltre cento milioni di esemplari, che hanno armato eserciti e guerriglieri in 55 Paesi: ma l'enorme diffusione di questo fucile non ha salvato dai guai la società che lo produce, la Ižmaš. Già nel 2009 la società semipubblica era stata portata in tribunale dai creditori, e costretta ad interrompere la produzione per carenza di ordini statali; ora si è aperta la procedura fallimentare.

Sarebbe purtroppo errato, però, attribuire questo crollo ad un'avanzata della pace: copie di questo fucile vengono infatti prodotte – legalmente o meno – in almeno 15 Paesi, a prezzi più che concorrenziali rispetto a quelli russi. Il kalashnikov originale ucciso dalla globalizzazione? Non proprio: la produzione continuerà infatti sotto la direzione della holding statale Rostechnologij. Il nome della nuova società sarà più o meno identico, così come la sostanza della produzione: che, purtroppo, non conosce crisi (nella foto, raccolta di kalashnikov in Iraq).

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