La consegna del concistoro

Ha anticipato la convocazione, supposta per i primi mesi del prossimo anno, e ha presentato una lista di 31 nuovi cardinali, la seconda, per numero di designati, del suo pontificato. Da saggio nocchiero, con sapevole delle proprie condizioni di salute, papa Wojtyla ha inserito in un ottobre già denso d’impegni anche l’appuntamento di un nuovo concistoro. Probabilmente sconsigliato da collaboratori e medici, Giovanni Paolo II ha voluto comunque affrettare i tempi per rendere il collegio cardinalizio più rispondente alle necessità e alle sfide dell’immediato futuro. Tra le nomine ci sono sei cardinali italiani: tre a capo di diocesi importanti: Ennio Antonelli (Firenze), Tarcisio Bertone (Genova), Angelo Scola (Venezia); e tre con incarichi speciali in Vaticano: Attilio Nicora all’amministrazione della Santa Sede, Renato Martino al Pontificio consiglio giustizia e pace, Francesco Marchisano alla c o m m i s s i o n e per i beni culturali e patrimonio artistico e storico della chiesa. Quattro dei nuovi cardinali, non ancora vescovi, hanno ricevuto l’ordinazione episcopale nell’imminenza del concistoro, come previsto da una norma di Giovanni XXIII che stabilisce che tutti i cardinali siano vescovi. Si tratta di teologi collaboratori del papa: Georges-Marie Cottier (domenicano svizzero), Gustaf Joos (del Belgio), Tomas Spidlik (della Repubblica Ceca) e Stanislas Nagy (della Polonia). Tutti e quattro sono ultraottantenni e non potranno partecipare ad un eventuale conclave per raggiunti limiti d’età. Tra i nuovi porporati, sette hanno incarichi nella curia romana, 19 sono vescovi di chiese locali, quattro gli Resta il mistero sul nome e la nazionalità del trentunesimo cardinale, quello rimasto in pectore, che il papa non ha reso noto nei due giorni d’assise. Con le nuove nomine, il collegio sale a 195 componenti, di cui 135 elettori. Giovanni Paolo II ha derogato così dalla norma stabilita da Paolo VI (120 il numero massimo di cardinali in conclave), ma l'”eccedenza” verrà riassorbita in tempi brevi. Entro aprile 2004, infatti, dieci cardinali compiranno i fatidici 80 anni. Con le nuove nomine, il sacro collegio accentua il suo carattere internazionale: 68 sono le nazioni rappresentate. Giovanni Paolo II, pur creando in 25 anni 232 porporati, non ha mutato la distribuzione geografica realizzata da Paolo VI, capace, per la prima volta, di far diventare gli italiani minoranza tra i cardinali europei e questi minoranza rispetto all’intero collegio. Una chiesa sempre più cattolica, cioè universale. Concluse le cerimonie, resta ai nuovi porporati il profilo del testimone lasciato in consegna da papa Wojtyla: “Morire a sé stessi per farsi servi umili e disinteressati dei fratelli, rifuggendo da ogni tentazione di carriera e di tornaconto personale”. Il neo cardinale Tauran, a nome degli altri, aveva promesso: “Nostra unica ambizione è di contribuire allo sviluppo della chiesa nel terzo millennio e di farne “la casa e la scuola della comunione”. Questi nostri propositi li deponiamo ai piedi della Vergine”. DA 25 PARROCI A 135 CARDINALI “Ritrovarsi insieme” è il significato della parola “concistoro”, che definisce appunto l’assemblea dei cardinali col papa. La data di questo concistoro è venuta proprio a coincidere coi festeggiamenti per il venticinquesimo anno di pontificato di Giovanni Paolo II. Lungo la storia della chiesa anche la composizione del consiglio dei cardinali accanto al papa ha avuto una sua evoluzione. A partire dal 1059 saranno solo loro ad eleggere il papa, mentre in precedenza elettori erano solo i 25 parroci di Roma con altri 13 diaconi (sec. XII), passando poi ai vescovi suburbicari divenuti consiglieri e collaboratori principali del papa. Dal 1150 oltre a questi, che formavano il collegio cardinalizio, si contava un decano, che allora era il vescovo di Ostia, e un camerlengo, che aveva il compito di amministrare i beni della chiesa. Nel secolo successivo, il XIII, incominciano ad essere nominati cardinali anche dei prelati che risiedono fuori Roma. Fino al secolo XIV, il numero dei cardinali non era superiore a 30. Sarà Sisto V (sec. XVI) a portare il numero a 70. Papa Giovanni XXIII tolse questo limite, e stabilì nel 1962 che tutti i cardinali fossero vescovi. Paolo VI associò al collegio cardinalizio anche i patriarchi delle Chiese orientali. Stabilì poi che, compiuti gli ottant’anni, non potessero più essere elettori del papa e che il numero di questi fosse di 120. Il papa attuale ha deciso già nel 2001 di superare tale limite con 15 cardinali in più. In questo lungo pontificato, Giovanni Paolo II ha convocato il collegio dei cardinali per consultarli quindici volte: sei per argomenti importanti riguardanti la vita della chiesa e la riforma della curia romana; e altre nove per la creazione di porporati. Il collegio cardinalizio, unito al papa, esprime anzitutto la realtà della chiesacomunione. E manifesta, nello stesso tempo, l’universalità della chiesa stessa, proprio perché i cardinali appartengono a tutti i continenti. Ma certamente c’è una motivazione più profonda nel ministero dei cardinali come collaboratori e consiglieri del papa. Se, come lo definisce sant’Ignazio d’Antiochia, egli “presiede alla carità”, allora i cardinali danno il loro contributo con la loro vita e il loro ministero in comunione col papa perché principalmente cresca la carità nella chiesa. Mario Bodega

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