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Italia > Società

La concentrazione non s’ha da fare

di Alberto Barlocci

- Fonte: Ciudad Nueva Argentina

Il progetto di legge del governo argentino sul regime delle licenze radio e tv è un’occasione per riflettere anche in Italia su un tema cruciale per il Paese.

Da tempo, in Italia, questioni quali il conflitto di interessi, la concentrazione di più reti televisive o testate giornalistiche in mano ad una sola persona e le intromissioni delle forze politiche – non solo di maggioranza – all’interno del servizio pubblico sono tema di discussione accesa. Ma anche dall’altro lato del globo, in Argentina, i toni del dibattito sono accesi: il governo Kirchner ha infatti presentato al Parlamento un provvedimento particolarmente restrittivo in questo senso.

 

Il progetto di legge che regola i servizi audiovisivi ha ottenuto il voto favorevole della Camera dei deputati, mentre ad ottobre sarà la volta del Senato. Nel caso in cui la camera alta lo approvi, si metterà fine alla regolazione definita durante l’ultima dittatura militare. Il progetto ha suscitato forti resistenze, oltre che per lo stile polemico utilizzato dal governo, anche perché interviene ponendo severi limiti alla concentrazione di radio e tv. 

 

La nuova normativa impedisce l’accumulazione di più di dieci licenze tra radio, tv e televisione via cavo nelle mani di uno stesso proprietario. Viene altresì  impedito a chi opera nella distribuzione via cavo di possedere anche un canale televisivo radioelettrico (o tv aperta). I distribuitori della tv via cavo potranno possedere un solo canale. Il progetto, inoltre, riserva un terzo dello spazio disponibile alle emittenti pubbliche radiotelevisive. 

 

Nel corso del dibattito parlamentare il governo ha accolto la richiesta di alcuni settori dell’opposizione di impedire l’accesso al mercato radiotelevisivo alle compagnie telefoniche e di rendere autonomo dal governo l’ente di vigilanza del nuovo sistema. L’opposizione di centrodestra, tuttavia, continua a vedere nel testo attuale della legge un attentato alla libertà di stampa. Il governo e settori del centrosinistra considerano invece il progetto uno strumento di maggiore pluralismo ed una barriera efficace alla concentrazione dei media in poche mani.

Riproduzione riservata ©

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