La comunità di Locri e il Natale dei migranti

La speranza della Calabria riparte da una domenica pomeriggio, quando parte l’appello per viveri, vestiti e coperte… il più bel presepe che questa città abbia mai avuto

Dalle nostre parti, si usa dire che tanto più il portafoglio è vuoto e si è abituati quotidianamente a sacrifici e ristrettezze, tanto più il cuore si dilata di fronte al bisogno e alla sofferenza. Siamo a Locri, comune della provincia di Reggio Calabria. Un territorio troppo spesso alla ribalta delle cronache nazionali per le emergenze, dalla criminalità organizzata a quella sanitaria, alla situazione economica estremamente precaria su cui si è abbattuta nell’ultimo anno la pandemia. È un pomeriggio di domenica, l’ultima domenica prima di Natale. Circolano le immagini di strade e negozi in tutta Italia invasi per l’ultima occasione utile per comprare i regali.

La comunità di Locri sceglie di vivere proprio in questa domenica pomeriggio, ultima domenica di Avvento, il Natale autentico. Sulle coste del comune calabrese, sbarcano quasi 100 migranti di nazionalità siriana, irachena e iraniana, da una barca a vela.  Sono 66 adulti, 30 minori accompagnati e 2 minori non accompagnati, subito soccorsi e trasferiti presso il Palazzetto dello sport per i controlli sanitari e l’identificazione.

Il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, esponente di Fratelli d’Italia, scrive un post su Facebook: «Appello ai cittadini Locresi. Sono sbarcati più di cento migranti. Non siamo attrezzati per questo tipo di eventi.  Ci stiamo dirigendo al palazzetto dello sport di Contrada Basilea e servono con urgenza viveri, vestiti e coperte». Si mette in moto la macchina della solidarietà della comunità locrese che si attiva con tutti i mezzi possibili per dare sostegno a figli, madri e padri che il mare di Calabria ha fatto approdare sulle loro coste.

Quelle coste che negli anni hanno visto tanti volti della disperazione e della speranza arrivare e partire, scappare e provare a ricominciare.  Gli abitanti di Locri portano di tutto: cibo, coperte, vestiti, giocattoli per i bambini. Una mobilitazione di tutte le realtà associative del territorio, dagli scout dell’Agesci e del Masci, alla Croce Rossa, alla Caritas, insieme alle attività commerciali, ristoranti e pizzerie, i bar che non hanno fatto mancare al mattino latte caldo e brioches.

L’emergenza sanitaria calabrese, gli scandali della mala-politica, i tanti nodi irrisolti di una Regione alle prese con un’emergenza continua sono sempre lì. Guai a volerli nascondere o a pensare che durino e facciano sentire le loro conseguenze sui calabresi per il tempo limitato in cui sono al centro dell’attenzione mediatica. Ma nella quarta domenica d’Avvento del 2020 la speranza della Calabria ha il volto di una comunità che accoglie, che non si gira dall’altra parte, che non grida “già abbiamo i nostri problemi” ma piuttosto “affrontiamoli insieme”.

Il parroco della Cattedrale di Locri don Fabrizio Cotardo commenta così sul suo profilo Facebook: «Cristo è nato in anticipo e quest’anno ha deciso di nascere a Locri. E i locresi, dal cuore grande, inscenano il più bel presepe che questa città abbia mai avuto. Gente che porta doni. Poveri veri, profughi proprio come Maria e Giuseppe, che non hanno casa, non hanno nulla e chiedono di essere ospitati. Si sente l’odore del sudore, si vedono piedi e mani sporche, si avverte la gioia di essere comunità. E anche la Chiesa, quella bella, fatta non soltanto di tonache ma di tanti laici impegnati, stavolta c’era. E come per magia la stella cometa della solidarietà si ferma sul “Palazzetto dello sport” di Locri mentre, moderni pastori, vanno a rendere omaggio alle carni vere di Cristo che ieri ci ha visitato».

La Calabria riparte da quella domenica pomeriggio di dicembre a Locri. Quando, di fronte all’emergenza, si riscopre l’unica cosa che non si perde mai anche quando mancano mezzi e risorse: l’essere comunità.

 

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