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Italia > Società

La comunicazione nella diversità

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova


Antonella Gaggioli, operatrice dell'associazione "Diritto di Parola", ci spiega come un computer può consentire a chi ha difficoltà ad esprimere il proprio pensiero di arrivare anche a fare il redattore. Con ottimi risultati

Ragazzi al computer

A vederla così, è una vera e propria redazione: sedici giovani seduti ciascuno davanti al proprio computer, intenti a scrivere articoli. Eppure questi sono ragazzi affetti da diverse patologie – come autismo, sindrome di down, disturbi dello sviluppo – che a volte si sono trovati a dover lasciare la scuola (sostenendo magari gli esami come privatisti) a causa dell'impossibilità di comunicare verbalmente o su carta, senza parlare dell'emarginazione sociale di cui si trovano a soffrire. A dare loro la possibilità di dimostrare che la difficoltà ad esprimere il proprio pensiero non significa non averne uno è la tecnica della Comunicazione facilitata alfabetica (Cfa), grazie agli operatori volontari dell'associazione "Diritto di Parola" di Gorizia. A spiegarci come funziona è Antonella Gaggioli.

Quando è nata questa tecnica, e in che cosa consiste?
«La Comunicazione facilitata è stata sperimentata per la prima volta in Australia negli anni Settanta e “importata” in Italia negli anni Novanta, ma è ancora poco conosciuta. Si basa sulla convinzione di fondo che le difficoltà comunicative insite in molti tipi di disabilità non siano di natura cognitiva o linguistica, ma dipendano dalla mancata integrazione di funzioni neurologiche: ossia, so benissimo che cosa voglio dire o scrivere, ma non riesco a farlo in maniera “ordinata” e autonoma. Questo fa sì che la comunicazione orale o su carta non sia efficace: difficoltà che viene superata digitando in maniera sequenziale le lettere sulla tastiera di un computer, grazie all'aiuto del facilitatore».

È appunto il facilitatore a ricoprire un ruolo fondamentale: come opera?
«Il facilitatore non è un suggeritore, né digita alcunché al posto della persona facilitata: semplicemente fornisce un supporto fisico, cioè un aiuto nello stabilizzare il braccio o nell’isolare il dito, permettendo di controllare il movimento. Non meno importante poi è il semplice contatto fisico, anche solo un tocco sulla spalla: questo infatti attiva una percezione tattile che permette alla persona facilitata di raggiungere la stabilità emotiva necessaria per avere il controllo motorio, e riuscire quindi a digitare una lettera alla volta facendo uscire così il proprio pensiero. In questo modo la persona facilitata è in grado di scrivere liberamente: ecco come i ragazzi hanno redatto questi articoli dalla prima all'ultima parola, con una proprietà di linguaggio e una complessità di pensiero che ha sorpreso tanti».

Come è nata l'idea del giornale, e da quanto tempo ci lavorate?
«Ci incontriamo una volta a settimana, il sabato mattina, per un paio d'ore. L'idea era quella di un giornalino “ad uso familiare”, che raccogliesse i lavori scritti dai ragazzi da gennaio scorso ad ora, senza un disegno editoriale preciso: invece poi ne è uscita una cosa che “può competere”, perché di fatto questi articoli non hanno nulla di meno rispetto a quelli che potrebbe scrivere un cosiddetto “normodotato”. Lavorare con loro, peraltro, è sorprendente: se lasciano un testo a metà, la settimana dopo sono in grado di ripartire esattamente dallo stesso punto senza alcuna difficoltà. L'intento comunque è quello di divulgare una cultura di rispetto per la diversità, ancor prima che la tecnica della comunicazione facilitata: in una redazione in cui bisogna aspettare i tempi di tutti e tener conto delle esigenze di ciascuno, questa è una delle prime cosa che si imparano».

Per ulteriori informazioni sulla Cfa, visita il sito www.comunicazionefacilitata-associazione.it

Riproduzione riservata ©

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