La carovana per la pace è tornata in Ucraina

Fino al 3 ottobre continua l'impegno della rete Stop the war now, per riportare la pace in Ucraina con la nonviolenza.
LaPresse 24-04-2022 Roma, Italia Cronaca Marcia per la Pace Perugia Assisi - fermatevi la guerra è una follia

Prosegue l’impegno diretto di numerose realtà della società civile per la pace in Ucraina, come già abbiamo in più occasioni raccontato su cittanuova.it. È infatti in corso un’ulteriore tappa della “carovana per la pace” organizzata dalla rete “Stop the war now”, che già ha visto due delegazioni recarsi in Ucraina nei mesi passati e diverse missioni esplorative. La delegazione attualmente in viaggio è partita lo scorso 26 settembre e resterà in Ucraina fino al 3 ottobre; per svolgere una serie di incontri con la società civile impegnata nel supporto umanitario alle vittime del conflitto, nella costruzione della pace, nel sostegno all’obiezione di coscienza e nelle azioni di resistenza nonviolenta. A guidarla sono la ong Un Ponte Per e il Movimento Nonviolento; ma sono quasi 200 gli enti che fanno parte della rete – tra cui Gruppo Abele, Libera, Arci e Pax Christi, per citarne solo alcuni.

Gli incontri in programma hanno l’obiettivo di gettare le basi per stringere accordi di partenariato con organizzazioni della società civile ucraina, tra cui sindacati ed università locali – con possibilità di scambi giovanili tra le università italiane e quelle ucraine; costituire reti tra tutti quei soggetti, laici e religiosi, impegnati sul fronte della convivenza tra diversi, del rispetto del pluralismo linguistico e culturale, del sostegno anche psicologico alle vittime della violenza e della guerra; per rilanciare a livello internazionale la campagna di sostegno agli obiettori di coscienza sia russi che ucraini, di cui alcuni sotto processo per alto tradimento – come il giornalista Ruslan Kotsaba, accusato per aver diffuso appelli contro la guerra.

A questo scopo, la tappa in corso della carovana ha lanciato una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per sostenere le spese legali e processuali degli attivisti ucraini sotto inchiesta, e sostenere il loro lavoro di costruzione della pace. Il programma prevede anche una tappa a Chernivtsi (la delegazione si trova infatti lì nel momento in cui scriviamo), città nella quale l’università ha accolto centinaia di persone sfollate e si trova in estremo bisogno di aiuti umanitari; e numerosi scambi con esponenti di associazioni, tra cui il Movimento Pacifista Ucraino e i sindacati della città di Kiev. La delegazione italiana porterà nel paese anche un carico di aiuti umanitari destinati alla popolazione.

Tra i partecipanti c’è Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, che pochi giorni prima della partenza si era espresso con parole molto decise in favore dell’azione del cardinale Krajewskj, inviato personalmente dal papa, per portare “cibo e rosari” alla popolazione. “Stare dalla parte delle vittime non significa necessariamente assumere il loro punto di vista – aveva scritto in una nota -. Se gli aggrediti (non tutti) chiedono armi per difendersi, c’è chi (anche in Ucraina) lavora per creare le condizioni, politiche e pratiche, su cui costruire un’altra difesa possibile, civile e non armata.

Portare aiuti ai civili, e non armi, ha un significato preciso di sostegno alla resistenza di chi non vuole piegarsi alla violenza della guerra; è la risposta razionale alla pazzia nucleare”. E ancora: “Papa Francesco ha detto: «Difendersi è non solo lecito, ma anche una espressione di amore alla Patria. Chi non si difende, chi non difende qualcosa, non la ama, invece chi difende, ama». È vero, è così. Ma di quale difesa parla? Ci vuole ancora più forza per difendersi senza armi in mano, per amare la propria patria senza combattere quella altrui, per attuare la non cooperazione con le truppe di occupazione. È possibile, oggi, in Ucraina, fare ricorso alla difesa nonviolenta? È realistico?”.

La risposta, secondo Valpiana, è naturalmente un sì; di qui la partecipazione alla carovana. “Ci si può impegnare per finanziare l’invio di armi sempre più efficaci. Oppure ci si può impegnare per finanziare la resistenza nonviolenta. Due scelte diverse, forse entrambe legittime, ma certamente incompatibili. O una o l’altra. L’industria bellica costruisce i fucili, la nonviolenza i fucili li spezza. Noi porteremo aiuti e finanziamenti alla nonviolenza organizzata in Ucraina”.

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