La carica profetica di Chiara Lubich

Come prepararsi all’Assemblea generale. Il rapporto con i papi. Il centenario della nascita della fondatrice. La seconda parte dell’intervista alla presidente dei Focolari, Maria Voce, e al co-presidente, Jesús Morán

Oltre al “nuovo assetto” (vedi prima parte dell’intervista in Città Nuova n. 9/2019), quali sono state le altre situazioni impegnative in questi anni?

Jesús Morán: «Alcune opere dell’Opera sono in difficoltà economica. Nel portarle avanti e seguirle abbiamo fatto diversi sbagli, che però ci hanno insegnato qualcosa. Abbiamo capito che il carisma non è ancora penetrato fino al punto da modellare l’agire. Ci siamo trovati, in pratica, con opere di Dio non gestite con criteri illuminati dal carisma. Abbiamo anche capito che non basta la spinta carismatica, servono competenza e professionalità. Però la cosa più importante è non dimenticare il carisma, altrimenti cadiamo in dinamiche non evangeliche, che sono alla radice dei fallimenti perché crollano i rapporti. In definitiva, questa è la sfida attuale, dobbiamo crescere in capacità, lucidità e operatività nell’incarnazione del carisma. Per questo (e non solo per questo), in un’opera così ricca di diramazioni, dobbiamo superare il rischio della frammentazione. Non è scontato, né facile».

Maria Voce: «L’impegno maggiore, qui, è stato proprio ricostruire rapporti, fiducia reciproca, unità, sguardo di collaborazione. In pratica tornare all’abc dell’ideale dell’unità».

Jesús Morán: «Ci ha impegnato anche il tema degli abusi, che si sono verificati, sia di coscienza (cioè di autorità), sia nel campo della tutela dei minori. A questo fine, abbiamo costituito due appositi organi, a cui chiunque dell’Opera si può rivolgere per eventuali segnalazioni. Sono aspetti molto dolorosi. Dal mio punto di vista di co-presidente, ho anche accompagnato le realtà ecclesiali del Movimento verso un maggior inserimento nella Chiesa locale. Sostenere l’unità dell’Opera a tutti i livelli, dare fiducia: questa è la cosa principale. Come è anche importante il processo di autocomprensione del carisma in fedeltà creativa a Chiara».

Una sfida in questa fase dell’Opera dove emergono polarizzazioni, forse anche perché più di prima si esprime con libertà il proprio pensiero…

Maria Voce: «Chiara ha sempre invitato tutti alla trasparenza, a dire tutto con amore e per amore. Si può e si deve dire tutto e se ognuno avesse veramente questo coraggio e questo amore, si supererebbero tanti conflitti. Occorre prendersi su queste difficoltà, non voltarsi dall’altra parte».

In preparazione all’Assemblea del 2020, non avete voluto dare indicazioni particolari alla Commissione organizzativa (Cpa)…

Maria Voce: «Secondo gli Statuti il primo organo di governo è l’Assemblea generale, quindi non il Centro dell’Opera uscente. La Cpa ha il compito di aiutarci ad arrivare all’Assemblea più preparati. Il Centro dell’Opera ha dato alla Cpa questo compito e deve rispettare tale funzione. La Cpa troverà il modo di assolverla».

Come vivere quest’anno di preparazione?

Maria Voce: «Bisogna puntare alla radicalità, all’amore reciproco, a tener viva la presenza di Gesù in mezzo, a rapporti di unità forti con tutti. E prima ancora al rapporto con Dio, quindi alla preghiera. Questo dovrebbe essere un anno meditativo, di preghiera, di approfondimento del carisma. Quanto più l’Opera crescerà in questo rapporto con Dio e nei rapporti trinitari, tanto più avrà la grazia per esprimere la presidente giusta e i consiglieri giusti».

Jesús Morán: «Secondo gli esperti la sopravvivenza di un’istituzione religiosa dipende da tre fattori: che sia ben ordinata giuridicamente, cosa che Chiara ha fatto con gli Statuti; che la prima generazione abbia ben compreso il carisma; che sia ben avviata la mediazione culturale, cosa che Chiara ha fatto con la Scuola Abba, le cosiddette “inondazioni” o dialoghi con la cultura, e l’Istituto Universitario Sophia. Dobbiamo comprendere fino in fondo il carisma, per trasmetterlo com’è. Per questo l’Assemblea generale è un “momento di autocoscienza” fondamentale. Poi si possono fare anche le riforme, però l’essenziale è domandarsi: abbiamo capito veramente Chiara e la portata del suo carisma per la Chiesa e per l’umanità?».

Cosa suggerireste ai prossimi presidente e co-presidente?

Maria Voce: «Le direi: non preoccuparti, avrai la grazia. E poi: non devi fare quello che ha fatto Chiara, né quello che ho fatto io, ma quello che tu pensi sia giusto fare. Ascoltando lo Spirito Santo, fidandoti dell’unità con co- presidente e consiglieri. Fidandoti della grazia che hanno tutti, anche del suggerimento che viene dall’ultimo».

Jesús Morán: «Al co-presidente consiglierei prima di tutto di puntare all’unità con la presidente. Di più: volerle bene. Poi, di fidarsi della grazia più che di sé stesso».

Maria Voce, come è stato il suo rapporto con i papi?

Maria Voce: «Ho incontrato Benedetto XVI dopo un viaggio in Cina. Prima di andare gli avevo chiesto se potevo portare la sua benedizione al popolo cinese, per cui sentivo la necessità di raccontargli com’era andata. Ho avuto l’impressione di una persona che si annullava, che capiva in profondità anche quello che non riuscivo ad esprimere. Una persona eccezionale come intelligenza e come capacità, acuta e mite allo stesso tempo. Papa Francesco, invece, sin dal primo momento ha scherzato con me, direi che c’è un rapporto fraterno. In più di un’occasione ho capito che si sente sostenuto dal Movimento dei Focolari. C’è un rapporto di vicinanza, mi viene voglia di andarlo a trovare per dargli gioia, per dirgli che ci siamo».

Quali sono gli aspetti della profezia di Chiara che hanno preso forma nella società o che sono diventati patrimonio della Chiesa e quali rimangono ancora inespressi? È ancora viva la carica profetica della fondatrice?

Jesús Morán: «Assolutamente sì. Il papa a Loppiano ci ha detto: “Siete agli inizi”. Tra gli aspetti che stanno entrando, sia nella Chiesa che nella società, c’è il “principio di comunione”. A livello ecclesiale con “la spiritualità di comunione”, a livello sociale con l’Economia di comunione e non solo. Pensiamo alla “teologia trinitaria”, a cui l’Opera sta dando un contributo da tempo, così come all’“antropologia trinitaria”».

Maria Voce: «Un grande contributo che abbiamo dato sono le “esperienze”. Ormai non c’è incontro (anche nella società) dove non si raccontino le storie. Ci sono deviazioni, come in tv quando alcuni raccontano aspetti che sarebbe meglio tenere riservati, però è diventato normale donarsi la vita, i fatti concreti. Questo è il risultato di aver messo l’accento oltre che sull’amore di Dio, sull’amore del prossimo. 50 anni fa la vita della Chiesa era tutta orientata all’ascesi personale, mentre oggi guarda di più al prossimo, a chi è nel bisogno».

Jesús Morán: «A livello ecclesiale la prima chiave dell’evangelizzazione è la “testimonianza”, a livello civile si parla di “buone pratiche”. Un altro contributo che abbiamo dato, a livello ecclesiale, è il “principio mariano”, che coinvolge sia il ruolo dei laici nella Chiesa che il ruolo della donna. Chiara è stata una grande donna della Chiesa del XX secolo, ma anche la configurazione dell’Opera oggi, con la parità fra uomini e donne, è un contributo notevole. Il Movimento dei Focolari è poi riconosciuto per la sua capacità di “dialogo”, con gli altri carismi, in ambito ecumenico, interreligioso, con i non credenti, a livello culturale. Siamo agli inizi, però questi principi sono ormai patrimonio della Chiesa e della società».

È la cultura dell’unità…

Jesús Morán: «Ci sono ancora tanti aspetti da scoprire. Secondo me dovranno esplodere i contenuti e le prassi racchiusi in quella che Chiara chiamò la “rivoluzione arcobaleno”, cioè gli aspetti dell’amore che coinvolgono le realtà umane. In ogni aspetto dell’agire umano ci aspettiamo che sorgano grandi “movimenti”, che uniscano prassi e cultura. Oltre all’ambito politico ed economico, dovranno nascere per i rapporti umani, internazionali, fra le culture, fra i popoli, a livello di etica, giuridico, dell’impegno sociale, della sapienza e della cultura, dei mezzi di comunicazione. La profezia di Chiara è attuale. Dipende da noi». Maria Voce: «Dipende da noi, ma sentiamo che il carisma ha una carica profetica capace di coinvolgere tanti altri, anche fuori del Movimento. Quindi questa rivoluzione culturale non la possiamo fare da soli, e certamente neanche gli altri la possono fare senza di noi, perché il carisma di Chiara vive nell’Opera di Maria».

Ci avviciniamo al centenario della nascita di Chiara. Cosa vi augurate?

Maria Voce: «Spero che le persone che parteciperanno ai vari eventi incontrino non un grande personaggio del passato, ma una realtà viva nelle persone dell’Opera. L’importante è che, attraverso il carisma di Chiara, incontrino Dio».

Jesús Morán: «Speriamo che sia un momento di autocoscienza e di ripartenza anche per gli appartenenti all’Opera di Maria. Riprendere con più slancio il carisma per donarlo, al servizio della società e della Chiesa. Bisogna trovare modi nuovi per presentarla, specialmente ai giovani. Quando usciranno altre biografie, che metteranno in evidenza, magari, le sue fragilità, apparirà più bella ancora. Magari verrà da dire: ma come ha fatto? Credo che l’arte, in questo senso, abbia un’efficacia incredibile».

Maria Voce: «Conoscere Chiara significa entrare nel suo rapporto con Dio. Era sempre in colloquio con Dio. Quando mi chiedeva: “Emmaus, cosa hai fatto oggi?”, intendeva: “Emmaus, cosa ha fatto oggi il carisma dentro di te?”. Ognuno dovrebbe riscoprire il rapporto con Chiara in questo modo. In passato siamo stati accusati di eccessivo culto della personalità, per cui forse adesso, a volte, cadiamo nell’estremo opposto. Il rischio, per noi dell’Opera, è dire: “Questo lo so, non mi interessa, ho già capito tutto”. Invece le parole di Chiara sono vive, oggi!».

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