La cameretta e i confini permeabili

Le identità e le differenze sollecitano la definizione di spazi e di confini, l’amicizia e la condivisione richiedono spazi comuni, l’apertura di brecce e la caduta di muri. Come coniugare queste due tensioni?
Bambini
«Abbiamo bisogno di più spazio, mamma, vogliamo una camera per ciascuno!». I miei tre angioletti mi comunicano senza mezzi termini che non sono più disposti a condividere la loro stanza comune. La rivendicazione mi coglie impreparata. Il campionario per la risoluzione negoziale di questo tipo di conflitti non offre ai genitori grandi alternative. Si potrebbe tentare la via delle buone ragioni e della concordia – «ma bambini, non sapete quanto è formativo per voi imparare a condividere lo stesso spazio». Una specie di road map per gestire le differenze tra minorenni mi pare una strada un po’ ardua. Oppure si potrebbe invocare il soccorso del mobiliere e ricorrere a quelle multicolori camerette, magico incastro di letti, divisori, cassettiere e armadi. Anche la costruzione di nuovi “muri” non mi pare la soluzione più adatta. Forse ripensare l’intero assetto della casa, rinunciando al mio studio, per destinarlo al figlio maggiore. Ipotesi rimandata di qualche anno. Allora, che fare?

 

Così, nell’ordinaria amministrazione casalinga, mi sono trovata a confrontare con una delle questioni più spinose del nostro (e di tutti) tempo. Le identità e le differenze sollecitano la definizione di spazi e di confini, l’amicizia e la condivisione richiedono spazi comuni, l’apertura di brecce e la caduta di muri. Come coniugare queste due tensioni? L’essere umano ha bisogno di confini che definiscano il suo spazio di vita, lo facciano sentire a casa, nel proprio paese, parte di una comunità. I confini, come una sorta di seconda pelle, lo aiutano a definire la propria identità. D’altra parte, steccati, muri, frontiere cercano di tenere al di fuori del nostro spazio l’altro, il diverso, lo straniero; marcando le differenze, essi acuiscono i conflitti e le inimicizie. La loro moltiplicazione dovrebbe farci sentire più sicuri, spesso invece non fa che accrescere il nostro senso di insicurezza e generare nuove paure. Allora, se è difficile pensare che l’abolizione dei confini prefiguri di per sé un mondo di pace, possiamo immaginare confini permeabili che anziché dividere mettano in relazione. E continuare a sperare nell’annuncio di un mondo dove è possibile incontrarsi.

 

Il piccolo contenzioso domestico è stato per ora risolto in forma di gioco. Acquistato uno scotch di carta, modello imbianchino, abbiamo suddiviso l’unica stanza quadrata in tre aree dove ciascun figlio ha potuto organizzare giochi e libri come ha voluto. Quell’impercettibile confine appena accennato sul pavimento ha ripristinato ordine e serenità tra tutti. Che scoperta i confini removibili!

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