La Bohème? Commuove ancora

Roma, Auditorio Conciliazione. Ha centoundici anni l’opera pucciniana, ma nemmeno una ruga. Hanno gli occhi lucidi i giovani in sala ed in orchestra, quando Mimì gaia fioraiamuore di tisi nella soffitta parigina, tra le braccia disperate di Rodolfo, poeta squattrinato. Quante volte l’abbiamo ascoltata, vista, goduta La Bohème. Tanto da pensare che la commozione fosse cosa vecchia, momento emozionale superato nel tempo. Eppure, sono venuti i brividi su quel finale mesto di un amore che non vorrebbe spegnersi: Ho tante cose/ che ti voglio dire/ ma una sola è grande come il mare…. È l’amore che da accensione improvvisa, forse superficiale nel primo atto, da ricordo (Addio, dolce svegliare la mattina…), diventa poi struggimento in queste creature che non hanno la forza morale verdiana, ma una forza diversa. Più fragile, più scopertamente sensibile, forse più attuale. Puccini non ce la fa a dire tutto, non incalza i suoi personaggi come un Verdi, li guarda – e si guarda – a tratti veloci, come in una tela del Boldini, che rapidamente dà l’immagine vaporosa di una persona. Così le romanze, i duetti, le scene d’assieme sono agili, luminosamente brevi. Ma che eleganza nella sua musica, che raffinatezza nell’orchestra, quanta passione nel canto spiegato, poi subito ripiegato in sé stesso, quasi con umiltà. Umile è infatti l’ispirazione pucciniana che non canta cose sovrumane, ma piccole cose d’ogni giorno, nel caso, la vita di quattro artisti innamorati… e senza soldi. Personaggi così veri che Stravinskij affermava: Più invecchio e più mi convinco che La Bohème è un capolavoro. Puccini mi sembra sempre più bello. L’edizione romana contava su Daniela Dessì, voce rugiadosa bellissima, calibrata, capace di filati dolcissimi, di una recitazione di grande autocontrollo (è facile esagerare in sentimentalismi nel personaggio di Mimì), e su Fabio Armiliato, voce forte, slanciata eppure tenera nei pianissimi, attore credibile. Certo, la musica così prende, affascina perché i sentimenti sono autentici. Le melodie allora partono dal cuore e arrivano al cuore, restandovi per giorni interi. Meritevole perciò la direzione di Francesco La Vecchia con la sempre più coesa Orchestra Sinfonica di Roma, che possiede solisti pregevoli, come il primo clarinetto, e bravo il coro ben istruito da Stefano Cucci. Per iniziare a festeggiare i 150 anni della nascita del maestro lucchese, questa Bohème romana è stata un avvio molto prezioso. LIBRIMUSICA Rodolfo Venditti, Ascoltare l’Assoluto , Effatà Editrice, pp. 258, 10 euro. Il volume di un ascoltatore appassionato e ben fondato culturalmente è sempre una lettura piacevole ed istruttiva. L’A. tratteggia Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Mendelsshon, Mahler e Messiaen nel loro rapporto col divino, con acribia, punteggiando l’analisi di pagine molto belle con riflessioni suggestive, come quelle di Karl Barth. Un piccolo gioiello, da non perdere.

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