La bellissima perdita

Apro il libro di Casoli a pagina 53, a caso (?). La poesia numero XXXI inizia così: Il tramonto di città spesso è stupido,/sa solo scolorare, spargere cenere/ su spigoli e terrazze, inghiottire la luce…. Sembra duro, invece man mano che la lirica – perché è di essa che si tratta – si dipana, viene alla luce una tenerezza affettuosa per la vita, per i ragazzi che rinunciano al chiarore per un sogno che non giunge, fermato alle cose, dove la riflessione nata dall’osservazione quotidiana, congiunta al pensare in profondo, genera malinconia; ma anche sottesa speranza in una dignità dell’uomo capace sempre di risollevarsi. Infatti, come scrive nel Filo del giorno, Non c’è dura tempesta/ né oscuro dolore… che valgano… il passo dell’anima che cerca/ il filo del giorno. Proprio come è di Casoli, viaggiatore inquieto e insaziabile in un mondo abbruttito. eppure guardato con compenetrante amore. Dove la natura è ancora capace di parlare. Il riposo dell’albero nel cielo serale/…immobile sovrasta inavvertito/ ogni umano turbamento . Per chi sa guardare. Casoli guarda. Gli affetti. Morissi oggi non scorderei/ il tuo sorriso tenero di fiamma, a Fabiola; oppure …Non so se mi hai raggiunto / o se ti ho incontrata:/come si incontrano in un punto/ fiume e fiume, strada e strada, con quell’amore trepidante e pudico per le persone che gli è caratteristico. Casoli infatti conosce un modo d’amare dalla radici nascoste, che generarono in lui la contemplazione- riflessione sulla realtà, con una eco leopardiana dalle tracce riemerse. Penso a quell’inno – così viene da nominarlo – che è Nel nulla, dove strofa dopo strofa, nel contrasto per nulla retorico, anzi tremendamente forte, fra vita e morte, la perdita – da cui il titolo della raccolta – diventa: chiarezza abbagliante. Nel nulla brucia il tuo amore/ la mia pena vuota/ ti guardo ansioso nel nulla… Nel nulla a forma di croce/ io apro la bocca, tu gridi/ per questo mi sento gridare… così non potendo guardare/ nel nulla, né te, né la strada/ io resti sicuro nel nulla. Ma questo Nulla sembra acquistare in Casoli la certezza di una Persona, che nel suo nonessere si impone con una energia vitale straordinaria. La sua voce è una non-voce che il poeta con sfumature di linguaggio ardite eppure di lontana, consolidata tradizione (nel senso di trasmissione di luci dai secoli), fa udire, a chi vuole saper sentire, in una variazione di accenti gravi, toni introspettivi, indagini sul mutare dei giorni e dei volti. Nulla ignorando, con una libertà espressiva che è prima di tutto interiore, Casoli fa proprio il senso di perdita del mondo: ma arriva, nell’assurdo apparente in realtà frutto della libertà vera, alla gioia candida dello scherzo. In una raccolta che parrebbe non sorridente. Eppure, la poesia Sui miei rapporti col gatto, carica di ironia tagliente ma non cattiva sulle mode inutili del nostro tempo, e soprattutto sulla vacuità di tanto discorrere, è un capolavoro in miniatura di bonario sorriso, di complicità col mondo silenzioso degli animali-amici, di voglia serena di distensione. Alla fine di questo libriccino – consigliabile a chiunque, in particolare a chi soffre di mancanza di spirito e di positività, o a chi, presuntuosamente, scambia lo scherzo poco fine per umorismo o la poesia per sola emotività – non resta l’impressione di un testo serioso. Anzi, di poesie che sono un bellissimo guadagno per la vita. Leggero. Appagante. Qualcosa, finalmente, di vero e di fresco. Giovanni Casoli, La bellissima perdita,Marietti 1820, pp.140, euro 12.00.

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