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Cultura > Arte e Spettacolo

La bella società

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Un lavoro ambizioso, un piccolo epos siciliano quello girato da Giampaolo Cugno con due attori particolarmente intensi: Maria Grazia Cucinotta e Raul Bova

locandina la bella società

Giampaolo Cugno, regista dell’intenso “Salvatore questa è la vita” – storia di un ragazzino in lotta contro la mafia- ritorna nella sua Sicilia a raccontarne la storia di un trentennio, dagli anni Cinquanta agli Ottanta. Intreccia racconti uditi dalla sua gente e ne intesse una narrazione chiara, senza cadute di stile, anche se tendente al mèlo e ad un certo sovraccarico sentimentale.

 

La vicenda di Maria (Maria Grazia Cucinotta), “vedova bianca” che alleva due figli, Giuseppe e Giorgio (David Coco e Marco Bocci)con un duro lavoro, e s’innamora del bel Romolo (Raoul Bova), romano, agente cinematografico, che poi scompare misteriosamente, è quella reale e simbolica di una terra che ama la vita, per quanto difficile, e di un popolo che lotta per essa.

 

Cugno riporta sullo schermo i conflitti sociali di quegli anni, le emigrazioni dal Sud verso Torino e la Germania,le Brigate Rosse, ma il racconto più convincente è la vicenda di Maria e poi quella dei due fratelli che, cresciuti, diventando quasi madre l’uno dell’altro,  faticano a separarsi per quell’istinto che li aveva uniti a superare i traumi dell’assenza del padre. Questi, continuamente invocato, è forse il vero protagonista di un racconto “popolare”, filmato da una luce mediterranea e recitato da un cast convinto.

 

La bella società è un lavoro ambizioso, un piccolo epos siciliano, lontano tuttavia dal barocchismo di un Baaria, e percorso da un amore forte e amaro – il titolo è più l’allusione ad un sogno che ad una realtà – per la propria terra.

Riproduzione riservata ©

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