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Persona e famiglia > Famiglia

La battaglia sulla fedeltà

di Giulio Meazzini

- Fonte: Città Nuova

Giulio Meazzini, autore di Città Nuova


Dopo il disegno di legge sulle unioni civili, presentata una proposta per togliere l’obbligo reciproco anche tra i coniugi, nel matrimonio. Motivazione ufficiale: è una visione superata. Ma è proprio così? C’è gradualità tra convivenze, matrimonio civile e religioso? Ne parliamo con don Paolo Gentili

Don Paolo Gentili

Nell’ambito delle polemiche seguite all’approvazione in Senato del disegno di legge sulle unioni civili, Monica Cirinnà ed altri senatori hanno proposto di togliere anche dall’articolo 143 del Codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi. La motivazione è che si tratta di una “visione superata”, mentre l’attuale versione della legge sulle unioni civili recepirebbe un modello molto più avanzato. Ne parliamo con don Paolo Gentili, direttore dell’ufficio della Pastorale familiare della Cei.

 

La fedeltà è una visione superata?

«Sono convinto che la fedeltà faccia parte di qualsiasi tipo di rapporto: civile, religioso, tra amici e anche nelle unioni omosessuali. Sono rimasto profondamente deluso dalla volontà di togliere la fedeltà dalle unioni civili. Capisco l’intenzione di volerle distinguere dal matrimonio, ma non credo che la distinzione si fondi su questo. La fedeltà è per ogni rapporto umano, implica uno sguardo comune al futuro, da costruire insieme. Credo che sia il fondamento di ogni capacità di relazionarsi».

 

Qualcuno la vorrebbe togliere anche dal rapporto coniugale civile…

«Se vogliamo veramente annacquare del tutto l’idea di matrimonio, e già il divorzio breve ha fatto da scalpello in questo senso, possiamo anche togliere la fedeltà. Ma allora perché sposarsi? È la stessa domanda che viene fatta nel Vangelo di Matteo a Gesù, il quale risponde che è più conveniente sposarsi. Ma se manca la fedeltà non conviene».

 

E il matrimonio religioso?

«Il matrimonio cosiddetto concordatario è una conquista di civiltà. Perché certifica l’unità tra la scelta civile – che diventa cellula edificante la società perché un uomo e una donna si uniscono in modo stabile per aprirsi alla vita e all’educazione dei figli –, e la scelta religiosa, che comprende e assume la scelta civile. Il matrimonio è fondamentalmente un diritto naturale, e il matrimonio concordatario solo il riconoscimento di questo diritto. Non è quindi qualcosa da cancellare, ma un punto di arrivo. Nel senso di una gradualità per le situazioni che stanno emergendo nella società».

 

Un esempio di gradualità?

«Convivere vuol dire ridurre totalmente una relazione all’aspetto privato. Può essere però solo un primo passo per poi arrivare al matrimonio civile, che almeno riconosce che la società attorno contribuisce al nascere di quella famiglia. Infine la scelta religiosa: significa non solo sposarsi in Dio, ma sposarsi dentro una comunità di fratelli, quindi sentire fortemente che non sei da solo a vincere la sfida dell’amore da costruire nella coppia».

Riproduzione riservata ©

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