La bambola di sale

C’era una volta una bambola, fatta tutta di sale.Abitava in una grande città, piena di tetti e comignoli, vie larghe e vie strette, semafori e negozi. La bambola era stanca di guardare dalla finestra della soffitta dove qualcuno l’aveva dimenticata, dopo averla costruita per gioco. Sempre quel cemento, e traffico e smog! Poveri uccellini – pensava -, invece di posarsi sui rami degli alberi, sono costretti a stare sui fili dell’alta tensione. Un giorno decise. Basta, me ne vado.Voglio anch’io vedere il mondo fuori da questo triste posto. Aveva sentito raccontare che da qualche parte doveva esserci il mare. Dicevano che era grande, azzurro, fresco, avvolgente, e ci si poteva nuotare. Uscì dalla finestra, saltò da un tetto all’altro, scivolò sulla strada. Camminò, camminò, passò incroci e semafori… arrivò dove c’ era la periferia, con alberi e giardini e per la prima volta vide bambini che giocavano sui prati. – Oh, che bello! – disse -. Questo sì che mi piace. Ma il mare dov’è? – chiese alle rondini che volavano alte. – Devi andare andare andare – le risposero -; seguici se vuoi, stiamo andando anche noi. Allora camminò, camminò ancora.Attraversò boschi, colline e campagne, incontrò anche fiumi, laghi e cascate. – Dove andate? – chiese alle onde. – Laggiù al mare – risposero; e si misero a cantare. Sì, proprio laggiù c’era una striscia azzurra e un’aria frizzantina. Che stupendo! – gridò la bambola di sale e corse fino al mare.Vide uno specchio azzurro, senza confini, tranquillo e pacifico, che si perdeva all’orizzonte. – Quale sarà il cielo e quale il mare? – si chiese la piccola bambola. E si sentiva come se da sempre avesse sognato quell’infinita distesa di acqua. Corse verso le onde che lambivano la sabbia della riva. Guardava stupita, riempiendosi i polmoni di quell’ odore salmastro, sconosciuto eppure tanto familiare. – Ciao, mare! Finalmente sono arrivata. Come desideravo conoscerti! – Ciao, piccola, benarrivata a casa! – le rispose lui accarezzandole dolcemente i piedini. Sono contento di vederti.Vieni dentro… La bambola non se lo fece ripetere due volte, e si tuffò felice abbandonandosi come nelle braccia di una mamma. Appena immersa, accadde una cosa meravigliosa: si sentì tutta trasparente e leggera… e divenne mare nel mare. I granelli di sale di cui era composta, disciolti e liberati, si incontrarono con infiniti altri granelli gemelli di cui era piena l’acqua del mare, così piccoli che nessuno riesce a vederli. Era quello il loro luogo naturale, la loro casa insieme ai pesci multicolori, a stelle e cavallucci, ad aiole di fantastiche piante sottomarine. La bambola era felice di essersi trasformata, mentre i suoi granellini giocavano trasportati dalle correnti ed esploravano il mondo più bello e straordinario che avevano mai visto. Ogni tanto il mare però, lambendo le rive della terra, entrava in un grande stagno dove abitavano i fenicotteri rosa e quando si ritirava lasciava in regalo sulla terra tanti di quei granellini salati. – Vi chiedo un favore – diceva loro -: stiamo tanto bene insieme, ma sulla terra hanno bisogno di voi. Sapete infatti, senza di voi, i cibi non hanno sapore! E se le persone perdono l’appetito non mangiano e allora possono anche morire. Solo voi potete salvarle! Rimanete per favore un po’ qui finché verranno a prendervi. Farete un viaggio, ma poi tornerete e saremo di nuovo insieme. I granellini lì per lì rimanevano sorpresi ma poi accettavano di buon grado la proposta. E iniziavano la loro missione sulla terra. Se ne ammucchiavano sempre così tanti che sembravano un lago bianco come neve. – Ciao, mare! A presto! – Ciao, ciao, arrivederci! – rispondeva mormorando con le onde che danzavano leggere.

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