Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Mondo > Europa

Kiev senza pace

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova


Continuano le manifestazioni pro-Europa in Ucraina. Il Paese è spaccato in due. Le prospettive sono fumose

Proteste antigovernative a Kiev

Anche se i giornali e i telegiornali danno ormai poco spazio alle vicende ucraine, le contestazioni e le manifestazioni proseguono alla grande a Kiev e, con molta meno intensità, in altre parti del Paese ex-sovietico. È entrata in vigore la controversa legge anti-sommosse, che limita la possibilità di proteste di piazza e conferisce maggiori poteri d’intervento alle forze dell’ordine. I numeri delle ultime giornate di scontri: 5 morti,  81 poliziotti ricoverati per ferite di vario genere, assieme a circa 250 manifestanti e 26 giornalisti, mentre gli arresti sono stati 31.

La nuova legge, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale ucraina, impedisce l’erezione di barricate, vieta gli assembramenti “cospicui” in luoghi pubblici, mette fuorilegge i cortei di più di cinque auto, l’uso di caschi, passamontagna e megafoni durante le manifestazioni. Sono previste pene fino a 5 anni per chi occupa edifici pubblici. Non sono al riparo dalla stretta nemmeno i parlamentari, che vedrebbero sospesa la loro immunità nel caso in cui i loro comportamenti rientrino in questi casi. Insomma, un giro di vite molto pericoloso. Ha avuto inizio anche il balletto delle responsabilità: i gruppuscoli di giovani vestiti di nero dalla testa ai piedi che seminano disordini nella notte sono, secondo i manifestanti filo-Europa, dei poliziotti in borghese, che operano per dare pretesto alle forze dell’ordine di intervenire contro i manifestanti, che sarebbero invece «assolutamente pacifici».

Inutile dire come il clima nella capitale ucraina non sia dei migliori. Due fonti da noi intervistate, vicine alle chiese greco-cattolica e ortodossa, non vogliono apparire coi loro nomi per timore di rappresaglie: «Per certi versi – ci dice una di esse – sembra che si stia tornando ai metodi polizieschi del Kgb». Entrambe le fonti sono comunque concordi nell’attribuire al governo delle responsabilità notevoli nel peggioramento della situazione dell’ordine pubblico, «anche per l’incompetenza delle autorità di polizia che non sanno gestire pacificamente la protesta». Le nostre fonti si dividono, invece, nella valutazione politica della svolta pro-Russia del presidente Ianukovich, che ha voltato le spalle all’Unione europea per ritornare sotto l’ombrello del Grande Vicino. Le opinioni raccolte paiono lo specchio della divisione esistente nel Paese, che ha dimensioni geografiche (Leopoli e l’Ovest cattolico sarebbero più vicine alla tendenza filo-europeista, mentre Kiev e l’Est ortodosso sarebbero più legate, il che si capisce bene, alla tendenza filo-russa), oltre che culturali ed economiche: se le imprese vicino alla capitale guardano a Mosca, quelle di Leopoli guardano a Berlino.

Un editore ortodosso, attento ai rapporti con l’Occidente, auspica un possibile accordo tra le parti, per un «avvicinamento parallelo sia alle istanze europee, e in particolare ai suoi standard di democrazia, che alla inveterata tradizione di legame con il pensiero slavo, russo in particolare». Ma come giungervi? «Servirebbero nuove elezioni e un processo di riconciliazione nazionale, a partire dalla duplice sensibilità del popolo. Bisogna che ci si metta pacificamente attorno a un tavolo e discutere, più che farlo in piazza». Il primo atto, secondo l’editore, sarebbe «la liberazione dell’ex-premier Yulia Tymoshenko, o anche semplicemente un suo trasferimento in un altro Paese europeo a fini sanitari e umanitari».

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876