Josip Ilicic: il ritorno dal “buio dell’anima”

L’ultimo week end ha sancito ancora una volta il ritorno al top della forma psico-fisica di Josip Iličić, campione dell’Atalanta reduce da un periodo di grave depressione che ne aveva fatto ipotizzare persino il precoce ritiro
Josip Ilicic (AP Photo/Petros Karadjias)

Cosa può annichilire, sul piano piscofisico, un atleta ricco e famoso che, a 32 anni, è una sorta di eroe nazionale nel proprio Paese? Per di più praticando il “mestiere” che ama di più, quello di giocare nei “templi” del calcio europeo della Champions League? Per Josip Iličić, fantasista dell’Atalanta dei miracoli di Giampiero Gasperini, il 2020 non è stato solo l’anno funesto in cui il Covid-19 si è affacciato nel mondo con il suo carico di tragedie. Ma è stato il campo di ritorno di incubi interiori, in grado di incatenarne la stessa voglia di vivere.

Da profugo di guerra al grande calcio

Nasce a Prijedor il 29 gennaio 1988, città della Bosnia-Erzegovina a maggioranza serba, in una famiglia di etnia croata, ma perde il padre all’età di un anno, ucciso da un vicino di origine serba. Un evento traumatico in seguito al quale la famiglia si trasferisce in Slovenia: sono anni difficili, vissuti da profughi di guerra al confine della guerra dei balcani che infurierà terribilmente. Ma nel pallone, quel ragazzino ritrova spesso sorriso e passione: inizia a giocare nelle giovanili slovene di Triglav e Britof, passando poi al Bonifika Koper, all’Interblock Lubiana e al Maribor, squadra della capitale che incrocia in Europa League nel 2010 il Palermo, che lo acquista due giorni dopo. In Sicilia, questo ragazzone taciturno di un metro e 90 dal mancino finissimo inizia a stupire: pur con una mancanza di costanza evidente nel rendimento, a soli 22 anni si dimostra capace di incantare i tifosi e umiliare i difensori del campionato più difficile del mondo. Tra giocate di altissimo livello e periodi meno brillanti, diventa uno dei volti più conosciuti della Serie A, accasandosi, dopo un triennio in Sicilia, per quattro anni nella Fiorentina, prima di essere acquistato nel 2017 dall’Atalanta del patron Percassi.

Il sogno di Bergamo e la Champions League

A Bergamo, vive un’ascesa sportiva parallela a quella della squadra, guidata da Giampiero Gasperini fino alla clamorosa qualificazione in Champions League del 2019È proprio in quell’estate, però, che il ragazzo è colpito da un’infezione batterica ai linfonodi del collo e rischia addirittura la morte. “Ho paura ad addormentarmi la sera. Ho paura di non risvegliarmi e non poter rivedere la mia famiglia” dichiara spaventando tutti. Invece recupera senza intoppi e, nonostante i compagni lo chiamino “la nonna” per la sua apparentemente cronica stanchezza e i suoi tempi di recupero infiniti, si riprende la scena. Mentre il Covid inizia a spaventare la Cina, dal 6 gennaio al 2 febbraio 2020 “signor 72” mette a segno 7 gol in 5 partite, con la tripletta al Torino come punto esclamativo. L’ultimo gol arriva addirittura in un 7-2 esterno in casa del Lecce, quindi a Valencia, il 10 marzo 2020, vice la “sua” notte perfetta. Dopo il 4-1 dell’andata, il “professor” Iličić sale in cattedra siglando ben quattro gol, stupendo l’Europa del calcio.

(AP Photo/Antonio Calanni)

Il Covid e il buio

Bergamo però ha intanto smesso di sognare: i fasti di Champions vengono presto cancellati dalle ambulanze che impazzano per la città e persino dalle processioni di mezzi militari che in città si muovono per smistare addirittura le bare. In una città massacrata dal Covid-19, qualcosa si rompe di nuovo anche nella psicologia fragile di Josip, che contrae anche il Covid-19. Uniti in un sentimento difficilmente esprimibile in poche righe, Iličić e l’Atalanta iniziano un periodo surreale. Ma mentre dopo qualche mese i compagni riprendono il campionato, lui arranca, come impaurito, smarrito e spaesato. Probabilmente, gli spettri di un’infanzia fatta di morti e ambulanze riaffiorano terribili.

La rinascita

L’ultima gara ufficiale la gioca comunque a luglio, contro la Juventus. Ma non è lui. Da quel momento, l’Atalanta lo congeda consentendogli di tornare in Slovenia«a tempo indeterminato per convalescenza». Alcuni addetti ai lavori azzardano il peggio: l’ombra del ritiro per depressione sembra aleggiare. Mister Gian Piero Gasperini però lo aspetta: «A Josip mandiamo il nostro abbraccio e lo aspetteremo». E ancora una volta, il ragazzo si rialza, tornando in campo contro il Napoli il 17 ottobre scorso. La ripresa fisica è lenta, ma costante: non mancano i passaggi a vuoto, ma poi il 25 novembre ad Anfield, uno di quegli stadi che scrive sempre storie nella storia del calcio, torna al gol contro il Liverpool nella clamorosa vittoria dei suoi. Da quel momento Josip torna a dipingere calcio, ma soprattutto a sorridere. Ed il trionfo dell’Atalanta sul Milan capolista dello scorso sabato porta anche la sua immancabile firma, tra assist e giocate. Josip Iličić è tornato: la notte più oscura dell’anima ha lasciato il posto a una nuova alba.

 

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