Josefa Idem infinita

A 47 anni conquista in canoa il pass per la sua ottava Olimpiade. Donna sposata, con due figli, imprenditrice, assessore allo sport per diversi anni, è sulla cresta dell’onda da oltre un quarto di secolo. 
Sefi
Mentre i raggi del sole al tramonto illuminano di rosa il bacino di gara, gli atleti azzurri raccolgono pagaia e gonnellino (il “tappo” in neoprene che impedisce all’acqua di entrare nella canoa), pronti a salire sul pullman per tornare in albergo. Lei, Josefa Idem, per tutti Sefi, dopo aver scambiato poche parole, quasi in codice, con Guglielmo Guerrini, il suo marito – allenatore, che l’assiste dal pontile, torna a puntare la sua canoa verso il largo.

 

Quante volte ho visto con i miei occhi questa scena. Lontana dai riflettori e dai giornalisti, quando i compagni hanno già tirato i remi in barca, Sefi segue l’istinto. Quell’istinto che la spinge a rifinire sempre meglio le andature sull’acqua, ad automatizzare il numero dei colpi di pagaia, a ricercare continuamente il miglior assetto in barca, a correggere ogni più piccolo difetto.

 

Dietro la conquista del pass, a pochi giorni dal compiere 47 anni, per la sua ottava Olimpiade, prima donna nella storia dello sport, c’è una miscela straordinaria di lavoro, costanza, determinazione, volontà, tenacia, esperienza. Ma c’è di più: convinta di non aver ancora corso la sua “gara perfetta”, questa donna lavora ogni giorno, estate ed inverno, da anni, per limare quei centesimi, quelle inezie, quei particolari, insignificanti fuori da questo mondo, che la separano dal proprio limite.

 

Ha cominciato questa sfida infinita a Los Angeles, nel lontano ’84, gareggiando contro avversarie che sono le madri delle sue avversarie di oggi. In chi non sa di scafi, pagaie e timoni, è riuscita persino, con la sua longevità, ad insinuare il dubbio che il livello delle gare di canoa al femminile sia scarso, se una donna come lei, alla sua età, sposata, due figli, imprenditrice, assessore allo sport per diversi anni a Ravenna, riesce a qualificarsi per Londra 2012.

 

Solo andando a guardare i tempi stabiliti in gara, immutati in 27 anni, ci si rende conto che questa donna infinita è davvero sulla cresta dell’onda da oltre un quarto di secolo. Per questo non stupisce più di tanto se, appena raggiunta la qualificazione con questo settimo posto mondiale per colpa di un errore in partenza, dichiara senza mezzi termini che a Londra andrà per vincere.

 

Anche per le ultime Olimpiadi s’era qualificata per il rotto della cuffia, ma a Pechino solo 4 millesimi di secondo l’hanno privata dell’oro. Perché allora non crederci? Ma soprattutto, perché allora non provarci?

 

Non sono tutti campioni veri quelli che salgono sul palcoscenico dello sport. Josefa Idem lo è. Non tutti sanno coniugare con sconvolgente naturalezza la quotidianità ed i massimi allori: vi riescono coloro che sanno essere se stessi perchè dalla vita e dallo sport hanno avuto il dono di comprendere meglio chi sono davvero.

 

Sefi è grande sul campo di gara proprio perché sa che la vita non finisce lì. Un esempio? Vicino a tanti atleti che hanno gareggiato a Pechino senza nemmeno sapere cosa sia il Tibet, lei, dopo l’argento di Pechino ha promesso di donare il suo body al Dalai Lama. L’aveva promesso e l’ha fatto, durante la sua visita a Venezia, spiegando: “Il mio body olimpico al Tibet, come simbolo di amicizia e di solidarietà che continuerò a manifestare ogni volta che ne avrò l’occasione.”

 

Quando, dopo l’argento di Pechino le mandai un messaggio scrivendole che la vedevo “icona vivente della bellezza dello sport” apprezzò molto il complimento. Perché ne era convinta.  

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