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Cultura > Personaggi

Jonathan Demme, addio a un gigante del cinema

di Edoardo Zaccagnini

- Fonte: Città Nuova

Il regista di Philadelphia e de Il silenzio degli innocenti è scomparso a 73 anni dopo una lunga malattia

Se ne va un regista importante, uno che aveva iniziato nella scuderia di Roger Corman, il che vuol dire molto, testimonia che era un talento. Ci lascia un artista che ha saputo mettere insieme il thriller e la commedia, il film di genere e quello cosiddetto d’autore, un regista che ha saputo stare in equilibrio tra le produzione piccole e quelle gigantesche, hollywoodiane, per intenderci. Ci dice addio un cineasta che ci ha regalato una manciata di documentari straordinari, su tutti, forse, The Agronomist, del 2003, sulla vicenda di Jean Dominique: lo speaker radiofonico che ad Haiti combattè la dittatura impugnando l’arma di un microfono, rimanendo ucciso per la sua bravura nel difendere i più deboli.

Ci saluta un autore sentimentale e politico, capace di essere intimo, divertente e di azione, uno incline a tenere attento lo sguardo sull’attualità. Ci abbandona uno che ha girato film molto diversi tra loro, omaggiando spesso, al loro interno, il suo secondo grande amore: la musica! Ci sono almeno, da questo punto di vista, due o tre documentari straordinari: Stop making sense, un film concerto sul gruppo dei Talking Heads, Neil Young: Hearts of Gold, un omaggio affettuoso al grande musicista del titolo, suo amico fraterno, ed Enzo Avitabile music life, che racconta, insieme alle canzoni del cantautore napoletano, anche la sua visione del mondo, la voglia di salvare il pianeta che si respira in certi suoi testi.

Se ne va un talento che ha saputo sorprendere e che soprattutto ha regalato al cinema di finzione almeno un paio di capolavori: Il silenzio degli innocenti, che gli valse un Oscar nel 1992 come miglior regista, e Philadelphia dell’anno successivo, che di Oscar ne portò uno a Tom Hanks per la migliore interpretazione ed uno a Bruce Springsteen per quella canzone memorabile che è “Streets of Philadelphia”. Se ne va Jonathan Demme, a 73 anni, dopo una lunga malattia che non gli ha impedito di continuare a fare film: il suo ultimo lavoro, Dove eravamo rimasti è del 2015, ed è di nuovo un dolce balletto di cinema e musica, condito in salsa di commedia. È anche un film sulla complessità della famiglia, tema già affrontato dal regista nel 2008, col delicato e intenso Rachel sta per sposarsi. Demme si congeda da questa Terra consegnandoci una ventina abbondante di opere interessanti, se non preziose, da rileggere con calma, tra finzione e cinema del reale.

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