Jean Vanier e il clericalismo laico

I leader della comunità de “L’Arche” hanno reso note le conclusioni di una inchiesta affidata a un organismo esterno e indipendente, da cui emerge che il fondatore avrebbe aggredito sessualmente sei donne nell’ambito di un accompagnamento spirituale.

La triste vicenda di Jean Vanier ci interroga. E un grande apprezzamento va alla trasparenza voluta dalla comunità “L’Arche” che ha aperto un’indagine nel corso della quale «sono state ricevute ‒  si legge in un loro comunicato ‒ testimonianze sincere e concordanti relative al periodo 1970-2005 da sei donne adulte non disabili, che indicano che Jean Vanier ha avuto rapporti sessuali con loro, generalmente nell’ambito di un accompagnamento spirituale».

La comunità de “L’Arca” ha scelto di mettere in piazza dei fatti di un’assoluta gravità perché la «verità rende liberi», anche dal proprio fondatore che altro non è che un essere umano come tutti. Bisognerebbe indagare, conoscere meglio la psiche di Jean Vanier, il copione della sua vita per capire il perché di questo comportamento gravissimo, del suo non riuscire a dominare passioni primordiali anche a una veneranda età, tanto più gravi perché vissute all’interno di un accompagnamento spirituale. E qui tocchiamo uno dei punti di riflessione della vicenda. Il clericalismo non dipende dalla scelta fatta e dagli abiti che si indossano, ci può essere anche un clericalismo laico legato a varie forme di potere.

Jean Vanier era un laico, aveva il carisma di un fondatore e la responsabilità su queste donne che seguiva per aiutarle nel loro cammino spirituale. Aveva un potere legato al suo ruolo di leader carismatico che non è riuscito a distinguere i doni dello Spirito da sé, perché tutti siamo sempre povere umili persone fragili, sempre bisognose di aiuto. Si tratta, in primo luogo, di un abuso spirituale condito da perverse dottrine portate avanti in continuità con l’ideologia e la prassi del padre domenicano Thomas Philippe, morto nel 1993, e già riconosciuto responsabile di abusi nel 1956.

Era una sorta di club di illuminati: solo pochi capivano questo modo di comportarsi, che si poteva cioè passare da una unione spirituale ad una carnale senza soluzione di continuità. È già accaduto, non solo nel suo movimento, quando un carisma scappa di mano e diventa una via di interpretazione ideologica personale per assecondare le proprie inclinazioni. Nessuno è escluso, vedi anche il caso di Marcial Maciel Degollado fondatore dei Legionari di Cristo e del movimento d’apostolato Regnum Christi. Anche in quel caso, niente, visto dall’esterno faceva trapelare qualcosa di simile.

È molto difficile da immaginare, pensare, scoprire, soprattutto in persone che hanno una responsabilità. Il clericalismo – «non c’è bisogno ‒ dice papa Francesco ‒ di essere chierici per essere clericali» – si nutre e alimenta di varie forme di potere, indipendentemente dello stato di vita prescelto: laico, consacrato, religioso, sacerdote se non è puro servizio, se non è vissuto come assoluto dono ricevuto. È vero, si ha un potere, ma questo è tale solo se è guidato completamente dall’amore per gli altri, senza desideri che saziano solo il proprio ego, le proprie passioni, i propri bisogni naturali. L’antidoto consiste nell’aver capito cosa significhi veramente il dono di sé. L’amore oblativo. Un equilibrio difficile, spesso un martirio, ma che serve per illuminare la strada, per aprire varchi di luce sulla propria storia, sugli altri, sull’umanità. Da quel sacrificio passa la luce della Sapienza.

In una dichiarazione del Consiglio permanente della Conferenza episcopale francese (Cef), i vescovi «ringraziano le donne vittime di Jean Vanier che hanno avuto il coraggio interiore di parlare di ciò che hanno sofferto» e, a nome di tutti i vescovi di Oltralpe, «assicurano la loro compassione per le donne che sono state così maltrattate. Esprimono la loro determinazione ad agire in modo da far luce». Specificano anche che «alla fine di questa indagine, non c’è nulla che indichi che le persone disabili siano state vittime di atti inappropriati da parte di Jean Vanier».

Resta intatta la fiducia nella comunità de “L’Arche” per l’autenticità della sua esperienza cristiana, per il bene che fa in tutto il mondo con 154 comunità in 38 Paesi, con circa 10 mila membri con disabilità mentali o senza.

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