Jajius, l’azienda domestica funziona

Cosa fare per continuare a vivere in Sardegna quando gli sbocchi lavorativi si presentano scarsi e retribuiti in maniera insufficiente? L’intraprendenza e la perseveranza come risposta alla difficile condizione occupazionale dei giovani in Italia. Un approfondimento sull'argomento nell'inchiesta di giugno della rivista Città Nuova.
Ielena Todde Guaita e i suoi mustazzeddus nel suo laboratorio alimentare a Iglesias, Sardegna. Foto: Candela Copparoni

Ielena Todde Guaita ha 26 anni e abita a Iglesias, in Sardegna, da quando ne aveva 6. Si è trasferita nell’isola insieme a suo fratello nel 2004 dalla sua città natale, Minsk, in Bielorussia. In questa nuova terra, circondata dall’affetto della sua famiglia adottiva, si è sentita subito a casa e ha iniziato ad amarla ogni giorno di più, facendola diventare sua. Tant’è vero che mi racconta: «Per cercare di non andare via mi sono inventata un lavoro».

Fino a qualche anno fa, Ielena sognava di andare all’università e diventare tecnico della riabilitazione psichiatrica. Poi, a un certo punto, si è resa conto che forse non era quella la sua strada, la sua missione.

Ielena Todde Guaita, proprietaria dell’azienda domestica Jajius, in Sardegna. Foto: Candela Copparoni

Mossa da una forte passione per l’arte culinaria, imparata dai nonni Guaita, ha messo le mani in pasta e ha tirato fuori le antiche ricette familiari per dare seguito ad un’azienda nata quasi un secolo prima. Infatti, il primo panificio Guaita apriva a Iglesias nel 1928. «Il tutto è nato da mio bisnonno, Pietro Guaita. Il suo era uno dei panifici più grandi di Iglesias. Ad oggi la gente si ricorda di questo cognome, che è garanzia di qualità».

La particolarità di Jajius – “nonni” in sardo –, l’azienda aperta da Ielena Todde Guaita è che si tratta di un’impresa domestica. È un concetto ancora poco conosciuto: in pratica non c’è un locale, un punto vendita; Ielena cucina i suoi prodotti da forno e pasta fresca nel laboratorio che ha sistemato nella casa in cui vive, proprio quella dei nonni Guaita in cui aveva imparato da loro a impastare i primi dolci.

Le regole sono le stesse che valgono per qualunque altra azienda alimentare: partita Iva, manuale di autocontrollo Haccp per la sicurezza alimentare, controlli Asl della casa, nella quale si devono garantire gli spazi e i tempi adeguati per la produzione del cibo. «Il pubblico non può entrare in casa, e all’inizio è stato difficile, perché la gente non si fida di ciò che non conosce», spiega la giovane. Tuttavia, pian piano si è guadagnata la fiducia di vari clienti, per lo più venditori, che offrono i suoi prodotti nei propri locali. In più, è riuscita a farsi conoscere col passaparola e con la presenza sui social, ma anche essendo presente in diverse fiere, nelle quali può avere un contatto diretto con le persone e raccontare dell’unicità dei suoi prodotti alimentari.

Infatti, quello che li rende speciali è l’utilizzo di materie prime a chilometro zero. L’intento è di approfittare delle risorse del territorio locale o, in suo difetto, della Sardegna. Per fare ciò, Ielena cucina con farine locali biologiche, di grano grezzo, macinate a pietra. «Questo grano in commercio non si trova. Per questo il prodotto finale è diverso… Questo è il mio cavallo di battaglia», confessa l’imprenditrice.

Produzione di ravioli di Ielena. Foto: profilo Facebook Jajius Di Ielena Todde-Guaita

La sua specialità sono i “mustazzeddus”, che costituiscono la sua produzione principale. In pratica si tratta di una focaccia ripiena con pomodori, aglio e basilico, tipica della cucina sarda con origine iglesiente.

Oltre alle tradizionali “ricette della nonna”, molto apprezzate e ricercate, Ielena aggiunge un tocco personale alle sue creazioni, generando innovazione e nuovi sapori. È il caso dei biscotti al vino Cannonau, o dei mustazzeddus al radicchio e al cavolo rosso.

L’impresa Jajius di Ielena Todde Guaita porta, inoltre, il marchio di qualità etico-ambientale WarFree, garanzia che le materie prime utilizzate e la gestione aziendale non supportano in nessun modo l’attività bellica.

A Ielena il lavoro manuale dà tanta soddisfazione. Continuare a portare avanti l’attività dei suoi nonni ha un valore non solo emotivo, ma anche di superamento personale e di espressione del proprio talento. E a dar conferma di questa sua vocazione è il riscontro di chi afferma che la qualità del prodotto si sente, così come gli ordini che, nonostante abbia iniziato da poco, arrivano già da tutto il Sulcis-Iglesiente.

Con tutto ciò, la situazione lavorativa non è rosea e la giovane si vede costretta ad affiancare alla sua attività imprenditoriale un secondo lavoro per sostenersi economicamente. «Nell’isola è difficile trovare un lavoro ben retribuito, e le condizioni contrattuali non offrono stabilità a lungo termine», spiega Ielena. Perciò, malgrado tutti gli sforzi e la fatica fisica, la forza della sua passione la spinge a proseguire, nella speranza di riuscire un giorno a dedicarsi completamente a questo sogno culinario che non ha fatto che cominciare.

__

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come? Scopri le nostre rivistei corsi di formazione agile e i nostri progetti. Insieme possiamo fare la differenza! Per informazioni: rete@cittanuova.it
_

I più letti della settimana

Perché i focolarini non votano

Ti amo come sono stato amato

Edicola Digitale Città Nuova - Reader Scarica l'app
Simple Share Buttons