Ivanov, il mistero dell’uomo

Articolo

Un altro memorabile Cechov. Tutt’altro che soffocato dalla lentezza, come lo vorrebbe la tradizione. L’Ivanov di Eimuntas Nekrosius freme di attività motoria, di azioni incalzanti. Ancora una volta il geniale regista lituano (alla sua seconda produzione con attori italiani) dà corpo alle parole. Le carica di senso, affidando agli oggetti e ai materiali, alle sequenze di folgorante inventiva, la forza universale del teatro. Tragedia a tempo di farsa, Ivanov è la storia di un possidente indebitato e scialacquatore di sé stesso. Stanco nel corpo e nell’anima, lascia morire la moglie ancora vitale, ma non più amata, per sostituirla con un’altra giovanissima che tuttavia, combattuto dalla propria coscienza, rifiuta di sposare. Dentro queste vicende si spalancano voragini esistenziali che ci lasciano davanti al mistero della complessità dell’uomo e del suo agire, all’impossibilità di conoscere veramente una persona. Nel susseguirsi di visioni, Nekrosius alterna rovesciamenti di canoni teatrali e scene scontate. Ad esempio, fa morire la moglie malata di Ivanov con un balzo sulle braccia di lui, per ricadere poi a terra, pietrificata, in un’inusuale posizione a testa in giù. È una delle tante figurazioni di questo spettacolo che ha come immagine emblematica la sagoma di una casa fitta di corde, animata da un andirivieni verso l’esterno. A quest’unica componente scenografica si aggiungono altri oggetti. Fra cui, quale elemento materico predominante, il vetro. Specchiante, infranto, tagliente. Forse a significare la fragilità del vivere; il riflesso di noi stessi negli altri; il taglio delle ferite che arrechiamo o che ci portiamo dentro. La musica è anch’essa protagonista, costantemente presente nelle quattro dense ore dello spettacolo che sforna invenzioni a getto continuo. C’è l’immancabile acqua: spruzzata in alto da un secchio; lenzuola bianche trasformate in divani e tavoli; un enorme cavallo-giocattolo animato dai servi. E soprattutto ciuffi di fieno. Nel trionfo corale del finale, sfumando il suicidio del protagonista, tutti i personaggi avanzeranno nell’atto di mietere con la falce in mano. Ivanov reciderà sé stesso, inghiottito dolcemente da una luce. Ovazione per tutti gli attori, fra cui l’Ivanov di Francesco Biscione e la Sara della bravissima Mascia Musy.

I più letti della settimana

Chiara D’Urbano nella APP di CN

La forte fede degli atei

Edicola Digitale Città Nuova - Reader Scarica l'app
Simple Share Buttons