Ivano Fossati: un lampo tra le tenebre

Odia la televisione, e ne ha paura. A differenza della stragrande maggioranza dei colleghi, gira alla larga dalla maledetta scatola e dai suoi diktat, così come è alieno a quasi tutti gli altri clichè che guidano le carriere dei vip (intellettuali compresi) e segue percorsi che ben poco hanno in comune con le strategie promozionali della moribonda discografia contemporanea. Ma l’atipicità del cinquantaduenne cantautore genovese non si ferma qui, essendo così onnicomprensiva e caratterizzante da divenire un tratto saliente del suo stesso stile. Basta ascoltare il suo ultimo album. Premettendo che tra questo Lampo viaggiatore (Sony Music) e il precendente La disciplina della terra sono passati tre anni, e un’altra impresa (lo strumentale Not One Word), ancor più estranea nella sua impervia complessità a tutto ciò che oggi ci si aspetta da cantautore alla moda. E pensare che ben pochi, tra i cosiddetti cantautori alla moda, non lo citano tra i loro maestri di riferimento… Fossati è uno dei pochi che sa scrivere canzoni equilibrate, dove cioè note e parole convivono in perfetta armonia, dove la musica non è subalterna alle parole, né queste sono schiacciate dalle melodie. Per questo le sue sono vere poesie in musica, e sanno accarezzarci il cuore, ma anche nutrire il cervello costringendolo a meditarci su: anche quando il messaggio appare criptico o l’emozione ondivaga. In questo senso il nuovo album si aggancia perfettamente a un’avventura più che trentennale, giunta ormai al ventesimo capitolo discografico. Si apre col singolo La bottega di filosofia (probabilmente il suo brano più radiofonico da molti anni a questa parte), per poi entrare nella cronaca stra- ziante di Pane e coraggio dedicata al dramma dei profughi albanesi. Seguono una classica ballata fossatiana e la profonda C’è tempo: “…Dicono che c’è un tempo per seminare, e uno più lungo per aspettare. Io dico che c’era un tempo sognato che bisognava sognare”. In Contemporaneo il nostro s’affratella alle ansie e ai minimalismi dell’oggi; nella successiva Il bacio sulla bocca, così come in Ombre e luce, si conferma tra i più efficaci cantori dell’amore, e poi prosegue a raccontare e a raccontarsi, con le sue metafore, i suoi schizzi emozionali, i suoi ceselli d’artigianato sonoro. Si riprende la sua Io sono un uomo libero fino ad oggi in bocca a Celentano, e suggella con la conclusiva Cartolina quest’ennesimo campionario di intimità autobiografiche dove ogni immagine, però, riesce sempre a riverberare qualcosa di noi. Insomma, ogni fotone di questo Lampo viaggiatore è particella tipicamente fossatiana. Ma rispetto al recente passato, la luce che sprigiona appare un poco più brillante, come per provare a rischiarare orizzonti più vasti delle pur numerose nicchie degli aficionados: non per calcolo, ma per bisogno di entrare in comunicazione col maggior numero possibile di persone. Lo ricorderemo a lungo tra i suoi lavori migliori, finché evaporerà nel dignitoso limbo dei semicapolavori. Epperò, ogni volta che a qualcuno salterà in mente di riascoltarlo, saprà ancora raccontare qualcosa di nuovo. Cd Novità STILOPHONIC MAN MUSIC TECHNOLOGY EMI In tre parole – quelle del titolo – la sintesi di quest’opera prima già acclamata come una delle rivelazioni del nuovo pop italico. Tra lounge-music, hip hop e dance, il dj milanese Stefano Fontana assembla una raffinata e godibilissima ipotesi di evasione dal nostro atavico provincialismo: più che riuscita, visto che la spocchiosa stampa britannica è arrivata a paragonarlo al più trendy dei suoi prediletti: Fat Boy Slim. Buon proseguimento! AA.VV. CHICAGO – ORIGINAL SOUNTRACK Epic-Sony Music La colonna sonora del musical dell’anno mixa lo champagne dello swing primigenio con le aranciate del pop postmoderno. Cocktail azzardato giacché rischia di scontentare tanto i nostalgici quanto i modernisti, ma anche intrigante e furbissimo, poiché l’eclatante battage potrebbe alla fine conquistare il ben più vasto mercato dei qualunquisti.

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