Italia, risale l’indice dei contagi

Focolai individuati in varie regioni, per fortuna contenuti e isolati. Numerosi contagiati tra i migranti approdati sulle coste siciliane. Preoccupa anche la movida ed i cosiddetti contagi di ritorno, portati da chi rientra in Italia da altri paesi. In Sicilia, il caso di un matrimonio a Nicosia: 90 persone in quarantena per la presenza di un contagiato proveniente dalla Germania.
(AP Photo/Ted S. Warren, File)

Risale l’indice dei contagi in Italia. Il Veneto è la regione con il tasso più alto di diffusione del virus Covid-19. La regione guidata da Luca Zaia che, a parere di tanti, ha affrontato meglio e con maggiore efficacia l’epidemia, ha oggi un indice di contagiosità pari a 1,66. L’indice Rt risale anche in Sicilia, al secondo posto con indice 1,55, e in Campania (1,44).

Migliora la situazione in Lombardia, tuttora la regione con più alta criticità, ma che negli ultimi giorni fa registrare un tasso leggermente inferiore a 1, che è la soglia ritenuta a rischio di aumento del contagio. La Lombardia si attesta su 0,96 ed il Piemonte su 0,87. Il dato è appena superiore a 1 nella provincia autonoma di Bolzano (1,07), di Trento (1,34), Emilia Romagna (1,08), Lazio (1,04), Liguria (1,25).

L’aumento, sia pur leggero, dell’indice di contagio, è legato all’individuazione di nuovi focolai, di nuovi cluster, che però oggi si riesce ad isolare, senza costringere alla quarantena l’intero paese. L’Istituto superiore di sanità ha confermato che il virus in Italia continua a circolare.

Una buona parte dei contagi arriva dai migranti. Ironia del destino: il virus che proprio l’Europa ha contribuito a fare arrivare in Africa (i primi contagi sono avvenuti a causa di italiani), ora rischia di determinare una nuova emergenza sanitaria a rovescio.

Alcuni dati degli ultimi giorni: nella caserma serena di Casier (Treviso) 133 dei 293 migranti accolti sono risultati positivi al virus. I migranti, che si ribellano all’obbligo di quarantena che è stato loro imposto, hanno fomentato una mini rivolta distruggendo alcune brandine e dei mobili. Anche a Latina, sono risultati positivi 12 dei 55 migranti.

Anche in Sicilia, l’ultima settimana ha fatto registrare 119 contagi (erano stati solo 39 nella settimana precedente) e sul numero influiscono fortemente i migranti. Le fughe dai centri di accoglienza di Porto Empedocle, Siculiana, Pian del Lago (Caltanissetta) e Comiso/Ragusa destano preoccupazione nella popolazione. La maggior parte dei migranti sono stati ripresi, altri sono riusciti a fuggire. Il timore è che possano rifugiarsi nelle città e provocare nuovi contagi.

Qualche giorno fa, uno sbarco di migranti è avvenuto in pieno giorno, a Caucana, nei pressi delle spiagge affollate di bagnanti. I migranti li hanno avvicinati, hanno chiesto vestiti, ma soprattutto acqua. Erano assetati. Sono stati ripresi tutti dalle forze dell’ordine. Ma l’episodio dice quanto sia labile il sistema dell’accoglienza.

Altri 28 migranti sono scappati dal centro di accoglienza Don Pietro, alle porte dell’abitato di Comiso. «Il centro “Don Pietro”! non è una struttura adatta ad accogliere i migranti – spiega la sindaco, Maria Rita Schembari –, se serve una vigilanza H24 è necessaria la presenza dell’esercito. Non si possono impegnare Polizia, Carabinieri e guardia di Finanza che invece devono pattugliare il territorio. Noi non possiamo privarci della loro presenza».

Ma i contagi sono determinati anche da altre cause. In Sicilia, qualche giorno fa, ha fatto scalpore la notizia della presenza di un contagiato ad un matrimonio tra due giovani militari a Nicosia (Enna): lui era pugliese, lei della cittadina ennese. Un giovane invitato ha scoperto di essere contagiato due giorni dopo, al suo rientro in Germania: 90 persone, di Nicosia e Gangi, presenti al pranzo di nozze sono state messe in quarantena. Ad oggi, sono solo tre i contagiati: lo stesso giovane già rientrato in Germania ed i suoceri. Ieri, altri sette contagi in Sicilia: sei a Catania, uno a Siracusa.

In Lombardia, nel mantovano, un focolaio è stato scoperto all’interno di un macello e di un salumificio, in Piemonte tra un gruppo di lavoratori stagionali a Saluzzo. In Veneto, nuovi contagi sono dovuti ad un uomo di rientro dalla Serbia.

In Trentino c’è il focolaio di Rovereto: contagiati alcuni dipendenti ed i loro familiari. In Liguria la maggior parte dei nuovi positivi sono legati ad un ristorante dove erano positivi alcuni dipendenti, i loro familiari ed alcuni clienti.

In Toscana, nel Mugello, è stato individuato un focolaio con la presenza soprattutto di giovani, a Bologna, c’è timore in una casa di riposo per anziani.

A Roma, è stato chiuso il centro estivo “Monkey Village”, a Tor Vergata: sono stati trovati due casi positivi. Molti contagi sono dovuti all’assenza di regole nella movida: il mancato uso di dispositivi di protezione da parte dei giovani preoccupa non poco. Preoccupa anche il calo dell’età media dei contagiati: sono sempre più tra i giovani a conferma che la maggiore frequentazione sociale e il mancato rispetto delle regole sul distanziamento possono avere effetti negativi.

Intanto, si prepara il rientro a scuola: tra mille difficoltà, incertezze. I dirigenti scolastici sono impegnati in una battaglia contro il tempo per trovare soluzioni, utilizzando i fondi che sono stati messi a disposizione. Ma l’edilizia scolastica ha seri problemi, è possibile reperire alcune nuove aule, anche al di fuori degli edifici scolastici, ma non basta: si troveranno, specie per gli istituti superiori, soluzioni alternative e miste, che includono anche gli orari diversificati (sia delle lezioni che della ricreazione) e una parte di lavoro affidato alla Didattica a Distanza (DAD) che probabilmente non scomparirà.

 

 

 

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