Italia fragile e instabile: così vedono la crisi politica all’estero

Le forze politiche hanno decretato la fine del mandato di Mario Draghi come presidente del Consiglio. Una decisione vista con preoccupazione dalla stampa estera.
Il presidente del Consiglio Mario Draghi (AP Photo/Andrew Medichini)

Più di qualcuno, nell’apprendere della crisi del governo Draghi, ha fatto affermazioni del tipo “Putin sarà contento”, o fatto riferimenti alla vere o presunte ingerenze russe negli affari interni dei Paesi occidentali – suscitando peraltro il commento ironico della portavoce del ministero degli Esteri russo, Marija Vladimirovna Zacharova: “Non sapevo che i nostri ambasciatori fossero così potenti da poter cambiare un governo con una telefonata”.

Eppure, guardando oggi la Komsomol’skaja Pravda – organo di stampa particolarmente vicino al Cremlino – la notizia non è nemmeno in home page, ma relegata a notizia secondaria nelle pagine interni di esteri. Sferzante tuttavia il titolo: “In Italia si cerca la traccia di una mano russa nella crisi politica, e si teme l’ascesa al potere dei fascisti”. Le dimissioni vengono date per certe, e non mancano i riferimenti alle difficoltà che il Paese si troverà ad affrontare sotto il profilo energetico “a causa delle sanzioni verso la Federazione Russa”. Il riferimento al fascismo è invece tutto per Fratelli d’Italia, verso cui la Pravda non risparmia le sferzate, per essere stata tra coloro che hanno sostenuto la fornitura di armi all’Ucraina.

Venendo invece all’Europa occidentale, a dedicare maggior attenzione alla cosa è lo spagnolo El Paìs, che ne fa il pezzo di apertura con  ben due articoli di spalla. Il primo è un resoconto dei fatti; il secondo, firmato dal corrispondente a Bruxelles parla di “Allarme in Europa per la crisi politica in Italia”, con il timore che “L’Italia diventi il tallone d’Achille del continente di fronte alla crisi russa”; mentre il terzo è uno sferzante editoriale dal titolo “Un altro incendio nell’estate infernale dell’Europa”, in cui viene osservato come l’Italia si avvii in una “selva oscura di prolungata instabilità ed inefficacia di governo”.

Sceglie invece l’ironia il francese Le Monde, il cui corrispondente da Roma Jérôme Gautheret paragona la situazione del governo Draghi al celebre gatto di Schrödinger: vivo e morto al tempo stesso, avendo sì sulla carta ottenuto la fiducia dei votanti, ma trovandosi in minoranza sui numeri totali e sotto il profilo politico. Ad ogni modo, ne conclude, l’esecutivo “ha cessato di esistere”.

Le vicende italiane non trovano in realtà molto spazio sui giornali inglesi, più concentrati ovviamente sulla crisi del loro stesso governo; è tuttavia significativo che il lungo articolo che vi dedica il Guardian, pur limitandosi ai fatti e ad un breve commento dell’analista Wolfango Piccoli, risulti essere il terzo più letto dopo le notizie sull’Ucraina. Insomma, ai lettori pare interessare più il dramma politico italiano che il loro.

E infatti di “dramma” parla il tedesco Die Welt, il un articolo titolato “Tutto il dramma della politica italiana in un discorso”: quello di Draghi al Senato, per l’appunto, in cui ha “esposto senza sosta i problemi centrali della politica italiana”. L’articolo, concludendo che “questa volta è la fine” per il governo attuale, parla di “pericolosa fragilità a Roma”; e non risparmia le critiche al fatto che in Italia i partiti, nella loro debolezza e litigiosità, finiscano spesso e volentieri per affidarsi a dei tecnici affinché prendano quelle decisioni che loro stessi sono incapaci di assumere, salvo poi far sfaldare il tutto nuovamente essendo “più interessati ai risultati dei sondaggi che al benessere a lungo termine del Paese”.

Volando dall’altra parte dell’Oceano, il New York Times afferma che “il governo Draghi è crollato, riportando l’Italia in una fase di turbolenza politica”; linea tenuta anche dal Washington Post, che osserva come sia così finito “un periodo di relativa unità politica a Roma, portando ad una destabilizzazione della terza economia dell’Unione Europea, in cui Draghi era largamente visto come una figura di garanzia”.

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