Manuela Dviri, nota giornalista, scrittrice e blogger italo-israeliana ha postato recentemente su Facebook un video con queste parole di commento: «Perché non si può permettere al governo di continuare il colpo di stato istituzionale sotto la cortina di fumo della guerra di Netanyahu (e ci stanno provando). Perché non possiamo arrenderci al tentativo di deriva autoritaria (e ci stanno provando) e tanto meno possiamo tacere davanti agli orrori compiuti dai terroristi ebrei nei confronti dei palestinesi (eh sì, esistono)».
La deputata israeliana Meirav Cohen, a metà marzo in un discorso alla Knesset, ha denunciato il «terrorismo ebraico» in Cisgiordania, dove «i villaggi vengono attaccati, le comunità vengono cacciate dalle loro case con premeditazione, le pecore vengono macellate, i frutteti bruciati e le persone vengono attaccate per il semplice fatto di essere arabe». «È terrorismo, ed è terrorismo ebraico», non ha esitato ad affermare Meirav Cohen. Ed ha aggiunto che i funzionari del governo israeliano questo terrorismo lo facilitano, lo incoraggiano e si assicurano che «i terroristi non vengano arrestati; tutte queste persone sono responsabili di questo terrorismo non meno dei terroristi che operano dalle colline», vale a dire le squadracce di giovani coloni ebrei che dagli insediamenti illegali sulle colline aggrediscono sistematicamente i civili palestinesi in Cisgiordania.
Anche il vescovo latino (ausiliare del Patriarcato di Gerusalemme) William Shomali ha raccontato il 26 marzo a Ewtn (Global Catholic Television Network) che dall’inizio dell’anno «le aggressioni contro i cristiani in Cisgiordania si stanno moltiplicando». I coloni – ha detto il vescovo – «hanno iniziato cacciando gli agricoltori della Zona C dalle loro proprietà», con minacce, aggressioni fisiche e atti di vandalismo, tra cui l’incendio delle loro auto. Mons. Shomali ha confermato che in Cisgiordania vi sono ormai più di 200 insediamenti israeliani illegali [dove vivono circa 780 mila coloni], costruiti su terre palestinesi requisite, e sebbene i palestinesi abitino queste terre da molti secoli, i coloni sionisti israeliani sono convinti «che tutta la terra di Palestina debba essere ebraica» e che tutti i palestinesi debbano essere espulsi dalle loro terre.

Palestinesi ispezionano i danni nel villaggio di Deir al-Hatab, in Cisgiordania, a est di Nablus, il 23 marzo 2026, in seguito a un attacco di coloni israeliani. Almeno nove persone sono rimaste ferite, una delle quali da colpi d’arma da fuoco, dopo che i coloni israeliani hanno attaccato le case dei residenti e dato fuoco a diverse abitazioni e veicoli. Ansa EPA/ALAA
Secondo un’indagine realizzata dal quotidiano britannico The Guardian, e pubblicata il 25 marzo, dall’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023, gli attacchi terroristici israeliani sono andati aumentando: sarebbero almeno 1.050 i palestinesi uccisi in Cisgiordania dalle truppe israeliane o dai coloni. Fra i dati che The Guardian riporta ci sono quelli forniti da Yesh Din: Volontari per i Diritti Umani, un’organizzazione israeliana fondata nel 2005 da un gruppo di donne, israeliane e palestinesi, che operano sul terreno: oltre il 96% delle indagini di polizia sulla violenza dei coloni tra il 2020 e il 2025 si è chiuso senza alcun rinvio a giudizio. Su 1.746 denunce presentate da palestinesi per danni causati dai militari tra il 2020 e il 2024, comprese oltre 600 uccisioni, meno dell’uno per cento ha portato a un’incriminazione. La direttrice di Yesh Din, Ziv Stahl (una israeliana sopravvissuta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023), ha detto al Guardian: «Il sistema legale israeliano, sia civile che militare, funziona meno come meccanismo di giustizia e più come scudo per i perpetrator» (colpevoli, ndr).
Anche l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), particolarmente denigrato dai coloni israeliani, ha rilevato l’escalation di violenza dei coloni contro i palestinesi della Cisgiordania, con più di 1.800 attacchi e lo sfollamento di circa 1.600 palestinesi nel solo 2025. Nel 2025, secondo l’Ocha, 240 palestinesi sono stati uccisi dai coloni o dall’esercito in Cisgiordania. Nello stesso periodo, gli israeliani uccisi da palestinesi sono stati 17.
In questo quadro, dopo l’attacco israelo-statunitense all’Iran (28 febbraio) e il dirottamento dell’attenzione mediatica sul nuovo scenario di guerra, il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato il 30 marzo 2026, con 62 voti favorevoli e 48 contrari, una legge che prevede la pena di morte per i palestinesi condannati per l’omicidio di cittadini israeliani. La nuova norma consente ai tribunali di condannare a morte una persona senza richiesta di un pubblico ministero e senza l’unanimità dei giudici, basandosi solo su una decisione a maggioranza semplice. Per i palestinesi della Cisgiordania, inoltre, la legge non prevede possibilità di appello né di ottenere la grazia. Si tratta di una “vittoria” dell’ultradestra israeliana, in particolare del ministro Itamar Ben Gvir, che puntava a questa legge da anni. L’ultimo ricorso possibile è quello presso la Corte suprema israeliana.
Di fronte a questo orrore perseguito con ostinata determinazione, nel disprezzo dei diritti umani e di ogni diritto, la mente va ad una parola che ci hanno trasmesso gli antichi greci. Una parola che attraversa tutte le epoche della follia umana: hỳbris, l’insolenza, la tracotanza, l’insulto alla divinità, l’ostinata sopravvalutazione delle proprie forze. Hybris è anche crimine: violenza compiuta non per rabbia, ma per umiliare la vittima e dimostrare la propria superiorità. Hybris: un vizio la cui unica “speranza” di redenzione sta nella virtù della sophrosyne: temperanza, moderazione e conoscenza di sé.
