Islamici e democratici?

Nelle elezioni in Tunisia, Marocco ed Egitto (nella foto) hanno vinto i partiti di ispirazione religiosa.
Donna tunisine alle urne

Quota 40. In Tunisia la vittoria è andata al partito Ennahda, con quasi il 40 per cento dei voti; in Marocco ha vinto la formazione Pjd, che ha raccolto più del 40 per cento dei votanti; in Egitto (nella foto il seggio di Zamalek, nei dintorni del Cairo) il partito dei Fratelli musulmani, Libertà e giustizia, s’avvia ad essere il partito di maggioranza relativa con una percentuale di poco inferiore al 40 per cento.

Non pochi cittadini occidentali paventano un futuro dominato dall’oscurantismo islamista, fatto di shari’a, di burqa, di diritti dell’uomo calpestati, di democrazia tradita, se non addirittura di terrorismo e violenze. Ma le cose stanno veramente così?

 

In realtà si dovrebbe guardare con attenzione e interesse a queste tre vittorie islamiche, per quattro motivi: a) il passaggio da dittature a regimi liberi deve essere progressivo; b) coinvolgere nel potere questi partiti islamici li porterà a dover gestire la cosa pubblica in una grave crisi economica che dovranno imparare a superare; c) questi partiti saranno “controllati” dagli studenti acculturati che usano Facebook e Twitter; d) non si può pensare che nei Paesi arabi l’Islam rimanga fuori dalla politica.

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