Iodio nel sale

Dall’aprile 2005 nei supermercati, nelle mense e nei ristoranti sarà in vendita sale iodato, a meno che il cittadino non faccia espressa richiesta di avere quello tradizionale. In questo modo, così come avviene da anni in Svizzera e Usa, con l’introduzione di questo elemento chimico – lo iodio – nel cibo dei cittadini, si potranno prevenire, senza dover ricorrere all’uso di costose strumentazioni diagnostiche o, peggio ancora, a pesanti procedure terapeutiche, lo sviluppo di malattie della tiroide, tra cui anche i tumori. La povertà di iodio negli alimenti provoca gravi malattie come gozzo, sordomutismo, deficit intellettivi fino al cretinismo e ritardi nello sviluppo corporeo fino al nanismo. Questa vasta gamma di malattie è presente nel nostro paese soprattutto nelle zone collinari e montagnose come le alpi piemontesi, quelle lombardo-venete, la dorsale appenninica centro meridionale, i monti Ebrodi della Sicilia. Si calcola che circa il 10 per cento della popolazione italiana ne sia colpita. Ma il problema ha dimensioni planetarie. Oltre 200 milioni di persone nel mondo ne sono affette in varia misura. Le popolazioni più colpite sono quelle dei paesi in via di sviluppo, che vivono prevalentemente in zone agricole e montagnose dell’Africa, America Latina, India, Cina, Sud-Est asiatico. Si tratta di una tipica malattia dovuta all’ambiente. Il terreno, povero di iodio, produce alimenti con quantità di quest’elemento insufficienti per il buon funzionamento della tiroide, ghiandola endocrina fondamentale per il normale accrescimento psico-fisico dell’organismo. Poiché poi, come detto, il territorio povero di iodio è quello collinare e montagnoso, meno ricco di risorse economiche, carenza iodica e povertà influiscono negativamente nel generare queste malattie. Studi sperimentali su animali e clinici sull’uomo, hanno dimostrato che, aggiungendo iodio al sale da cucina è possibile eliminare le gravi menomazioni riferite. Anche se era noto ai cinesi e ai greci già 1500 anni avanti Cristo che l’uso alimentare d’alghe marine, notoriamente ricche di iodio, riusciva a ridurre alcune delle malattie tiroidee citate, la prima esperienza moderna di una profilassi iodica la dobbiamo a Marine e Kimball che, nel 1917 la promossero con successo ad Akron, nell’Ohio, avendo costatato la presenza di gozzo in forma epidemica nella popolazione di questa zona degli Usa. Per combattere questa piaga che colpisce il genere umano da secoli l’Organizzazione mondiale della sanità ha agito secondo le proprie possibilità, stimolando soprattutto medici, politici con un’accurata, capillare sensibilizzazione. Negli anni Novanta si costituì un Consiglio internazionale per il controllo dei disordini da mancanza iodica, organizzazione non profit che si prefisse come obiettivo la sua eliminazione entro il 2000. L’impegno, sempre sostenuto anche dall’Unicef, stante la gravità dei danni che riguardano i neonati, si è svolto su più fronti: governativo, politico, sanitario. Nonostante la garanzia di provvedimenti radicali sottoscritta dai governi in sede Onu, l’obiettivo non è stato ancora raggiunto. L’approvazione di questa legge quindi, ancorché tardiva, rappresenta per l’Italia un esempio di buon governo, perché eviterà malattie serie per la popolazione con notevoli economie di spesa sanitaria. Si è calcolato che oltre 160 milioni di euro ogni anno saranno risparmiati per minori spese di carattere diagnostico e terapeutico. L’impegno di eliminare il gozzo entro il 2000 preso dai governi in sede Onu tuttavia non è stato ancora raggiunto. In un mondo globalizzato non possiamo ignorare che ci sono ancora milioni di persone che attendono un provvedimento del genere. Sono persone in stato d’emarginazione e di povertà che attendono l’aiuto di chi si trova in una condizione migliore.

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