Io voglio, tu vuoi, noi possiamo

Spero che questa marcia sia l’esempio di come è possibile fare di ogni giorno un cammino realizzato insieme, al di là di ogni differenza . Con i suoi grandi occhi verdi che spiccano nel volto sorridente incorniciato dal foulard turchese, Maymuna Abdel Qader, segretaria nazionale dei Giovani musulmani d’Italia, spiega perché ha deciso di partecipare alla Marcia per la pace e la giustizia che domenica 11 settembre si è snodata tra Perugia e la Rocca di Assisi. Più di 200 mila le persone di tutte le età e provenienze, con rappresentanze internazionali ed interreligiose che vi hanno preso parte per dire: Mai più guerra, violenza, povertà. All’edizione di quest’anno, promossa tra gli altri, dalla Tavola della pace, dal Coordinamento degli enti locali per la pace ed i diritti umani e dalla commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale umbra, hanno partecipato 550 associazioni. Nella folla i colori dell’arcobaleno, simbolo di pace, si alternavano ai caratteri d’oro dei 438 gonfaloni di comuni, province e regioni. Tra i rappresentanti degli enti locali come tra i novantaquattro deputati che hanno aderito, esponenti del centrosinistra e del centrodestra. Un messaggio di saluto è arrivato dal presidente della Repubblica Ciampi che ha ricordato come la pace sia un bene indivisibile ed occorra affrontare con decisione i flagelli che tormentano milioni di esseri umani nel mondo. Benedetto XVI ha augurato che la manifestazione susciti un sempre più generoso impegno per la promozione dei valori universali di giustizia e pace nel rispetto dei diritti di tutti seguendo l’esempio di san Francesco ed il luminoso ministero di Giovanni Paolo II. Una manifestazione, quella um- bra, alla quale sono seguite oltre 400 iniziative in 131 città italiane per chiedere pace e giustizia alla vigilia del vertice di New York dei capi di stato e di governo, che, a cinque anni dalla Dichiarazione del millennio, discuterà di povertà, diritti umani, riforma dell’Onu. E proprio la struttura delle Nazioni Unite ed il loro destino sono stati al centro anche di due incontri di preparazione alla Marcia svoltisi in contemporanea a Perugia e Terni: l’Onu dei popoli e l’Onu dei giovani. Mille i partecipanti da 76 paesi. Nel primo incontro si è parlato di Nazioni Unite, di soluzioni al terrorismo, di responsabilità nella lotta alla povertà. Riformare le Nazioni Unite significa democratizzarle e rafforzarle, ha osservato Antonio Papisca, direttore del Centro diritti umani dell’università di Padova alla fine dei lavori. Varie le proposte avanzate: dotare l’Onu di un’assemblea parlamentare; dare più voce alle organizzazioni non governative; realizzare l’imperativo tutti i diritti umani per tutti. Le idee emerse, sintetizzate in un messaggio, sono state consegnate a Marina Ponti, rappresentante alle Na- zioni Unite per l’Europa della Campagna del millennio e fatte arrivare al premier italiano Berlusconi in partenza per gli Stati Uniti. A Perugia hanno provato ad immaginare come sarà l’Onu quando tutti i popoli potranno essere considerati con pari dignità. Non è stato difficile. L’alternarsi di testimonianze da vari paesi portava, con analisi puntuali, al cuore delle realtà dei diversi popoli. Protagonista spesso la forza del dolore vissuto, presente e passato, che, elaborato e tramutatosi in perdono, diveniva primo passo al dialogo. Tra i partecipanti anche i rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime delle guerre, delle violenze e del terrorismo: accanto ai parenti dei morti dell’11 settembre, quelli spagnoli dell’11 marzo, quelli del Cile, dell’Algeria, della Bosnia. La guerra ed il suo rapporto con l’informazione, e la necessità per gli operatori dei media di essere comunicatori di pace sono temi emersi più volte durante il dibattito, oltre che in una specifica tavola rotonda. Credo che il mio mestiere – ha osservato Giovanna Botteri, giornalista Rai – è raccontare perché ognuno riconosca nella storia dell’altro la propria e lo senta non nemico, ma vicino. Anche Giuliana Sgrena ha parlato d’informazione, ma partendo dal suo sequestro, con il quale si è sentita vittima delle sue stesse convinzioni: A me che il giornalismo l’ho scelto per dare voce a chi non ce l’ha, hanno tolto la parola. Una testimonianza che si è arricchita di particolari nell’incontro della Sgrena con i 300 ragazzi che partecipavano all’Onu dei giovani. Questo secondo convegno è stato voluto dai ragazzi stessi. Anche la nostra voce è importante – ha sostenuto Sarah di Haifa, Israele -. Se l’Onu sarà dei popoli e non solo dei capi di stato, noi domani saremo quei popoli. Al centro del dibattito il lavoro e le prospettive future, l’impegno nella lotta alla povertà, la difesa della pace. Una tavola rotonda era dedicata alla politica. Tra i relatori Massimo Toschi, assessore alla Cooperazione, al perdono e alla riconciliazione della Regione Toscana che, partendo dalla sua esperienza, ha spiegato: È possibile che la politica produca perdono e riconciliazione, lo strumento è la cooperazione. Vi auguro che la politica sia per voi questa sfida. Come sintesi dei lavori, i ragazzi hanno steso un originale alfabeto di pace: dalla A di ascolto alla Z di zero debito, passando per la I di impegno, la G di giustizia, la L di libertà. In cattedrale, l’ultimo atto. Una riflessione con esponenti di diverse chiese e comunità ecclesiali e rappresentanti della comunità ebraica, musulmana, buddista e hindù, accolti dall’arcivescovo della città, mons. Chiaretti. L’adesione della comunità ecclesiale al complesso delle manifestazioni poggiava su una novità. Dalla connotazione fortemente ideologizzata dei primi tempi – ha illustrato il presule – si è passati ad una visione più pluralista e mirata, ad una presa di coscienza della gravità e dell’indifferibilità del problema pace. Piazza IV Novembre, a Perugia, è stata il bellissimo sfondo del concerto con musiche e ritmi dal mondo che ha chiuso gli otto giorni di riflessione.

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