Io non ho paura

È acuto e coinvolgente quest’ultimo film di Salvatores, tratto dal libro di Niccolò Ammaniti, che presenta Michele, un bambino pugliese di dieci anni, nel momento importante della sua maturazione. La prospettiva adottata è quella del giovanissimo protagonista, per cui il mondo che vediamo è come lo vede lui, un misto di realtà e immaginazione. Il coraggio, che lo anima, nasce dal confronto continuo della realtà con le categorie apprese nelle favole e nelle filastrocche. Il dramma della scoperta di un coetaneo rapito piomba su Michele all’improvviso, in modo tale che non gli lascia vie di fuga, perché ha a che fare con la famiglia. Deve decidere da solo, nascondendo il segreto dentro di sé. Condivide la separazione dagli adulti con altri bambini del vicinato, perché i grandi sono tutti presi dai loro oscuri problemi. Significativa è la scena nell’aia, in cui i bambini aspettano i genitori, che tardano fino all’imbrunire. Una leggera sensazione di angoscia che, nonostante i modi giocosi, pervade le loro azioni, viene trasmessa impercettibilmente anche allo spettatore. Essa, per tutto il film, è la molla che spinge il bambino ad agire, in mezzo a quei campi ondeggianti di messe matura sotto l’abbagliante luce solare (splendida la fotografia), e a stringere i rapporti con il rapito, ridotto a una larva nell’oscuro nascondiglio del sottosuolo. Questi rappresenta per lui il diverso, che inizialmente spaventa, e diventa anche oggetto di proibizione paterna, ma che dimostra urgente bisogno d’aiuto. La spinta buona di Michele passa drammaticamente per l’infrazione l’infrazione del divieto e comporta un forte rischio personale. Un racconto esemplare sull’innocenza infantile, il rischio della generosità, il processo psicologico dei bambini. Tutto si gioca tra favola surreale, ricca di tocchi poetici legati all’infanzia, e dramma: risolto in positivo per la sottolineatura della generosità e del suo potere di orientare alle scelte del bene e della vita. Regia di Gabriele Salvatores; con Giuseppe Cristiano, Mattia Di Pierro. Raffaele Demaria Valutazione della Commissione nazionale film: accettabile, problematico (prev.). 2° INFINITY FESTIVAL L’edizione 2003 della fortunata rassegna ad Alba (Cuneo) presenta un ricco carnet: selezione ufficiale di dodici film in concorso più una serie di anteprime nazionali e di film fuori concorso; la sezione “Cinema, uno sguardo nuovo” dedicata a lavori documentari di nuove forme di ricerca; la personale completa del regista francese Nicolas Philibert ed un omaggio al russo Konchalovskji; presenza di due registe israeliane, Anat Even e Ruth Walk sul tema “Hebron: dialettiche di pace”; un incontro “La linea del perdono” dedicato al cinema a favore della pace, sulla quale si terrà una tavola rotonda coordinata da Enzo Bianchi; un workshop sulla scrittura del documentario. Dal 5 al 12/4. E-mail: info@infinityfestival.org

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