Io e la mia città

Un dialogo a tutto campo con Savino Pezzotta, ex segretario nazionale della Cisl, e Marco Fatuzzo, già sindaco di Siracusa. Nell’ambito della Settimana mondo unito 2006, i giovani dei Focolari di Brescia hanno promosso e realizzato Citizen4Unity: io per un mondo unito nella mia città. Ma il titolo è stato scomposto in quattro: Io, per, un mondo unito e nella mia città. Io. Savino Pezzotta ha sottolineato che i giovani di oggi sono più liberi, più chiari, una generazione che non sta dietro a quella adulta, ma che le sta di fronte e con la quale interloquisce. Marco Fatuzzo ha invece ricordato una delle visite in Sicilia di Giovanni Paolo II in cui invitava i giovani a liberarsi dalla cultura della dipendenza, smantellando un sistema mafioso in cui le persone hanno continuamente bisogno di qualcuno a cui rivolgersi per chiedere. Affrancarsi da questa dipendenza – ha detto -, per i giovani siciliani, significa riappropriarsi dei loro sogni che sono quelli di una nuova convivenza civile, di legalità e giustizia, ma anche di lavoro, indipendenza, famiglia. Ognuno ha un sogno che lo motiva ad uscire da sé, dal proprio egoismo per seguire una proposta che dia un senso profondo al proprio vivere. Ecco il secondo tema, quello del per: attraverso filmati e interviste tra i giovani della città, invitati a completare la frase io vivo per, è stato proposto uno spaccato fresco e molto variegato della realtà giovanile. Savino Pezzotta ha detto che il sogno di un futuro fa andare oltre sé e apre a una dimensione plurale, generatrice di socialità. Io ho il sogno di una umanità riconciliata, non omogeneizzata, in cui le differenze diventano ricchezze, di uomini che si riscoprono e si comportano come fratelli. Ma so che se insieme non facciamo vivere i sogni l’umanità si ripiega e si consuma nella ricerca del successo, del denaro. Passo successivo: il mondo unito proposto dai giovani che hanno ribadito la loro convinzione nel diffondere la fraternità universale. Marco Fatuzzo, a questo proposito, ha ribadito che generalmente intendiamo utopia per dire un non luogo, ma nella sua radice etimologica utopia è anche eu-topos, il buon luogo. Lavorare per esso è lavorare per il mondo unito, vincendo i tanti pregiudizi e le innumerevoli resistenze che abbiamo dentro di noi. Ma come fare? Da dove partire? Dalla città, l’ultimo tema. Fatuzzo – che fa parte del Movimento politico per l’unità – ha offerto la sua esperienza di sindaco di Siracusa: Quando sono stato eletto, mi sono ritrovato ad avere un consiglio comunale in cui l’opposizione aveva più consiglieri di quelli sui quali avrei potuto contare io. Il primo anno di mandato fu davvero difficile con una opposizione che bloccava tutti i provvedimenti e mi attaccava anche sul piano personale. Vincendo la tentazione dello scontro per lo scontro, ho cercato di trovare nelle argomentazioni dell’opposizione elementi utili da trasferire nell’attività di governo. Nel giro di pochi mesi questa mia scelta cominciò a dare qualche risultato con un clima politico più sereno e già alla fine del secondo anno di lavoro, tutte le delibere più importanti, compresi i bilanci, cominciarono ad avere il voto unanime del consiglio comunale. E poi i giovani, saliti al tavolo dei relatori, quelli che, a Milano, da un paio d’anni, stanno vivendo l’esperienza di Baobab (vedi Città nuova n° 12/2006): un laboratorio di partecipazione politica in cui si sperimentano relazioni nuove, basate sull’ascolto, sul rispetto di tutte le posizioni, sulla condivisione di proposte e sull’incontro con personalità, impegnate nella società politica, con le quali approfondire il dialogo.

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