Investire sull’umanità

Investire sull'umanità
Stretto tra i limiti dell’euro e la promessa di «non mettere le mani nelle tasche degli italiani», il nostro governo vuole recuperare qualche miliardo con un condono al 5 per cento sul rientro dei capitali esportati illegalmente. Offre un salvagente per chi aveva esportato i guadagni per evitare di pagare alla comunità che li aveva resi possibili le imposte dovute, tradendola. Ne abbiamo già parlato.

Se questo provvedimento conferma che purtroppo in Italia ancora una volta i furbi riescono a cavarsela, che contributo positivo può dare chi furbo non vuol essere perché non vuol tradire il suo Paese?

Che può fare quella società civile che la recente lettera enciclica Caritas in veritate mette così in luce, ed in particolare che contributo può dare chi dalla crisi non è colpito, perché magari ha buone attività, stipendi, pensioni o risparmi? Il Vangelo dice che non si possono sotterrare i talenti per timore di perderli: che essi siano soldi, capacità imprenditoriali, cultura, capacità organizzative, artistiche o altro.

Dal governo ci viene spesso suggerito di avere fiducia e spendere per aiutare a superare la crisi. Ma come spendere? Una buona regola può essere chiedersi se con quella spesa costruiamo qualcosa per noi o per altri, cioè se investiamo, o se invece solo consumiamo cose non indispensabili. Investire è ristrutturare la casa per riscaldarla o per viverci meglio, è acquistare un elettrodomestico a basso consumo, ma anche spendere per formarsi, o formare i nostri figli a nuovi sbocchi professionali, per imparare lingue o svilupparne talenti artistici; con queste spese si dà lavoro ad altri acquisendo capacità che non evaporano in crisi finanziarie.

Ma lo è anche investire a favore dell’intera famiglia umana: molti economisti ammettono che la via per uscire dalla crisi è uno sviluppo sostenibile per tutti, è l’aiutare ad ogni livello i popoli a riscattarsi dalla fame, a dare a ciascuno una casa, una scuola, il modo di curarsi e di rendersi autonomi nella produzione di alimenti: è aiutarli a realizzare nel loro Paese quello che si cerca per i propri figli dai Paesi sviluppati affrontando i viaggi della speranza.

Un grande investimento sull’umanità – la cui risorse potrebbero essere raccolte con titoli appositi della Banca europea o della Banca mondiale – potrebbe ridurre gli squilibri economici producendo pace e fiducia reciproca ed anche un grande impulso all’economia mondiale, togliendo le motivazioni a quel terrorismo che costa così tante risorse e tante vite di giovani dei nostri tempi.

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