Interdipendenza pratica: penuria di cibo

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Solo pochi esperti avevano previsto la presente impennata dei prezzi dei prodotti alimentari – pane, pasta, riso, uova, latte – legata alla riduzione delle scorte mondiali di cereali. Anche i tempi delle scorte vanno mutando rapidamente. Dai quattro mesi degli ultimi vent’anni si è passati a riserve per soli quaranta giorni: un fatto allarmante, se si tiene conto che il ciclo dei raccolti è soggetto alle sempre più frequenti bizze del clima. Il tutto nasce dalla poco ecologica decisione Usa di incentivare la produzione di alcool per automobili ricavata dai cereali, e dal cambiamento delle consuetudini alimentari del mondo asiatico, per l’accresciuto tenore di vita: non più solo riso e pollo, ma anche cereali e carne, all’occidentale. Il calo delle scorte ha innescato nei governi il timore di non essere in grado di rifornire i propri cittadini e questo ha bloccato le esportazioni, facendo più che raddoppiare i prezzi ancor prima che si manifestassero segni di scarsità. Il risultato sono le rivolte del pane in Egitto, Filippine e Haiti: la pace sociale in molti Paesi del Sud è infatti basata sulla vendita del pane a un prezzo politico, che ultimamente si è provato ad aumentare. La Fao ha lanciato un allarme: serve un miliardo e mezzo di dollari per evitare rivolte in più di trenta Paesi. La globalizzazione aggiunge adesso all’emergenza energetica anche quella alimentare. Gli economisti ci rassicureranno affermando che i maggiori prezzi faranno diventare convenienti sia le energie alternative che le nuove produzioni di cereali, riequilibrando il tutto. Occorre rassegnarsi al fatto che si sta arrivando ai limiti delle risorse del pianeta e che quindi per continuare a convivere occorre usare non solo l’intelligenza ma anche la coscienza, portandoci a mettere in discussione abitudini che consideriamo irrinunciabili. Per produrre un chilo di carne, le mucche mangiano otto chili di cereali, i suini quattro, i polli due: ciò significa che, quando ci gustiamo mezzo chilo di fiorentina, sottraiamo alla comunità quattro chili di grano: e quando facciamo il pieno al fuoristrada, sottraiamo cereali ad una persona per un anno! Da una interdipendenza teorica si è passati bruscamente ad una interdipendenza pratica, che impone l’affermarsi di una nuova cultura del consumo a livello individuale, che poi si potrà esprimere anche a livello civile e politico. Una cultura che ci imponga il consumo solo di beni utili e la cura di quelli che possediamo, pensando alla loro funzione sociale. Nelle decisioni di spesa non dovrà contare solo quanto abbiamo nel borsellino, ma anche la consapevolezza che siamo tutti ospiti di un’unica mensa.

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