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In profondità > Chiesa cattolica

Intercessione (Evangelii Gaudium 281-283)

di Adriana Cosseddu

- Fonte: Città Nuova


Pregare non significa isolarsi ma aprire le imposte del cuore per custodire in sè l'umanità e donarsi ad ogni uomo

preghiera

Forse, fino ad oggi, abbiamo associato la preghiera a un “luogo” solitario, riservato, nel quale, sottratti allo sguardo degli altri, poter sollevare il nostro a quel Dio, a cui rivolgere le nostre domande e i tanti perché.

Ma c’è un “nuovo” vocabolario che siamo invitati a sfogliare, nel quale anche la preghiera di richiesta o di offerta per qualcuno, o per ottenere qualcosa non significa chiudere le imposte del cuore per lasciar fuori gli altri, ma custodire in sé l’umanità per parlarne a Dio e con Dio in una ricerca confidente e incessante del bene altrui. 

Quante volte ci sentiamo impotenti: una malattia improvvisa o inesorabile, un dramma di cui si ha notizia, una delusione che sconcerta, un dolore che rattrista; sono altrettanti volti di persone con le quali anche nella nostra preghiera di intercessione possiamo condividere la vita, in una rete di fraternità. Quel nascondimento in cui il Vangelo ci invita a pregare non conosce solitudine o isolamento; ci conduce nel cuore della Trinità, dove l’amore attende di donarsi ad ogni uomo. Chiamati ad essere famiglia in una vita di comunione, un nuovo sguardo ci fa comprendere il nostro “essere per” gli altri, lasciando che il cuore sia abitato dai tanti che possiamo affidare e ricordare sempre all’onnipotenza di Dio. È far posto in noi, dilatando il cuore sugli altri, non estranei, ma fratelli, presenti anche nel “ricordo”, che è memoria del cuore, gratitudine capace di riconoscere e godere insieme con gli altri e per gli altri dei doni con cui Dio nel Suo amore ci sa anche sorprendere.

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