Intelligence – Servizi e segreti

Intelligence

Con il fiato sospeso. Si arriva così alla fine degli episodi della nuova fiction di Canale 5, Intelligence – Servizi e segreti: circa 20 milioni di euro per sei episodi girati in 320 diversi posti in Italia, Romania, Svizzera, Tunisia e Siria. Una mega produzione che ha impiegato circa mille tra auto e mezzi speciali, cinquemila comparse, oltre 500 cascatori. Numeri più da cinema americano che da televisione italiana. Ma proprio questo è stato l’obiettivo dei suoi creatori: adeguarsi ai grandi standard d’oltreoceano per rendere il prodotto fruibile anche in altri mercati, per contenuti e riprese. E infatti, il colosso è già stato venduto a Francia, Spagna e Germania.

Il personaggio principale, Marco Tancredi, interpretato da Raoul Bova, è un ex ufficiale dei Corpi speciali dell’esercito italiano che, dopo una missione all’estero costata parecchie vite umane, decide di ritirarsi a una vita più serena. Ma l’assassinio di sua moglie Lidia lo proietta nuovamente in un vero inferno di complotti e uccisioni che coinvolgono i servizi segreti italiani, nei quali Marco decide di arruolarsi per scoprire la verità e vendicarsi della perdita della compagna.

La serie è costruita in modo ineccepibile, la storia tira e potrebbe anche fungere da denuncia sullo stato dei nostri servizi segreti, ma non riesco a capire dove sia la novità: nel mondo dei media globali, questo genere di trame è visto e rivisto.

È la solita solfa che punta sul sangue e sulla violenza e su alcuni cliché: l’identificare ad esempio i musulmani con i cattivi o il dipingere “romanticamente” il lavoro delle spie.

I giovani sceneggiatori hanno dato alla serie ritmo e tono, con colpi di scena, inseguimenti alla 007 e una buona dose di intrecci e morti ammazzati. Tutto ciò che serve per garantirsi il successo, ma al giorno d’oggi può essere prevedibile. C’è poi stata la scelta infelice della messa in onda, iniziata nel giorno dei funerali dei sei soldati caduti a Kabul, che ha legato fiction e cruda realtà, mostrando come la violenza generi solo altro male. La nostra tivù avrebbe potuto accorgersene una volta tanto.

La coerenza, comunque, di un percorso storico compiuto dal nostro genere di fiction, che non delude per scene spettacolari e trame interessanti, ma risparmia al pubblico violenza gratuita, dovrebbe far riflettere: ha forse il merito di osare senza fermarsi alla superficie degli eventi, per indagare il mondo che ci circonda e che, per fortuna, è fatto anche di altro.

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